Messina progressi in campo ma fuori no

Dal campo arrivano tre urla nel silenzio: sono quelle dei ragazzi di Gaetano Di Maria che cancellano lo zero dalla classifica, danno un senso al loro avvio di stagione e si regalano un pomeriggio di serenità. Oltreché di solitudine, visto che il record negativo di presenze (68 paganti) la dice lunga sulla totale disaffezione con la quale devono fare i conti e che li accompagnerà ancora per chissà quanto tempo. Malgrado non abbiano colpe specifiche se non quella di indossare una maglietta appesantita da un passato remoto glorioso e da un passato recente inqualificabile. Eppure ci stanno provando. Certo la Puteolana non è esattamente il Barcellona, ma neanche Palazzolo, Rosarno e Castrovillari erano degli ostacoli insormontabili. Evidentemente col trascorrere dei giorni la condizione atletica, fino a oggi precaria, comincia a diventare accettabile. E con la corsa arrivano, non a caso, pure i gol, i risultati e i punti. Per carità, la disamina tecnica può anche finire qua non per mancanza di rispetto verso i diretti protagonisti ma per il semplice motivo che alla gente interessa ben altro. Anche se, per esempio, le mosse di Ciccio La Rosa potrebbero diventare significative in quanto il valore complessivo dell’organico non può e non deve diventare un fatto marginale. Tra oggi e domani, infatti, il responsabile dell’area tecnica giallorossa dovrebbe chiudere la trattativa per portare in riva allo Stretto il fantasista Do Prado. Un autentico “crack” per il campionato di serie D: con il brasiliano in campo ovviamente il Messina assume una connotazione tecnica totalmente diversa e può davvero puntare a far male a quasi tutti gli avversari della categoria. Insomma sul piano strettamente sportivo, la situazione allarmante dell’avvio di stagione sta iniziando a normalizzarsi. Peccato non si possa dire altrettanto sotto il profilo societario: nei giorni scorsi è arrivato un altro annuncio altisonante di presunti imprenditori interessati all’acquisizione del ramo sportivo del Fc Messina. Il copione è più o meno lo stesso di analoghe recite: propositi e promesse con la grancassa, ma la sostanza dice esattamente due cose. La prima: non c’è alcuna trattativa concreta con i Franza per la cessione perché – non ce ne voglia Niki Patti – l’interlocutore principale rimane la famiglia di armatori e i segnali che arrivano sono tutt’altro che rassicuranti circa la disponibilità economica del gruppo laziale il quale afferma di voler rilevare le quote societarie, ma non si sa con quali e quanti soldi. Seconda questione: la cessione potrà avvenire non prima del prossimo giugno e, prima di quella data, nessuno, e ribadiamo nessuno, potrà autoproclamarsi nuovo “padrone” del Messina. Dopo la tentazione “spagnola”, insomma, arriva quella “romana”, ma c’è il fondato sospetto che in tutte queste proposte estemporanee manchi un piccolo particolare di non trascurabile entità: la dichiarata volontà di mettere denaro fresco da subito e a… fondo perduto perché fino a quando i Franza non chiuderanno la loro partita con i debiti relativi agli ex tesserati pari a circa 4,5 milioni di euro, ci saranno soltanto tempo e spazio per parlarsi addosso e per creare artificiosamente un identikit del salvatore di turno (magari d’importazione) che tuttavia non potrà salvare niente e nessuno.