Il personaggio: Ivan Moschella continua a stupire.

Lo chiamano “Dinamite ” per la potenza del suo tiro soprattutto sui calci piazzati, un pericolo per qualunque portiere. La scorsa stagione ha siglato ben sette reti nelle file del Cosenza, lui che occupa il posto di difensore, segnando complessivamente nella sua carriera 38 reti.

Stiamo, ovviamente parlando di Ivan Moschella, reduce da due promozioni con la formazione silana e che quest’anno ha voluto vivere, a 35 anni suonati, un nuova avventura ASD Sambiase 1962 in una piazza come quella sambiasina, ricca di entusiasmo ma anche esigente e passionale.

Ivan Moschella nativo di S. Alessio, un ragazzo come tanti che all’età giovanile non amava il gioco del calcio ed ha iniziato a correre dietro ad un pallone è grazie a suo fratello Mimmo (oggi nella nuova veste di allenatore: farà da seconda a Enzo Filoramo nello Sportinsieme) all’epoca giocava in C1 con la maglia del Messina.

Seguivo le sue orme iniziando a giocare nelle giovanili dell’A.C.S. Savoca – ci dichiara un emozionate Ivan Moschella – a 15 anni passai alle giovanili del Taranto. Andai via da casa molto presto, ma il mondo del calcio è questo.”

– Poi arrivò la chiamata del Perugia di Gaucci? Si, nel 1993 passai al Perugia in C1 e quell’anno esordi in campionato. Feci anche qualche presenza in Coppa Italia. Erano i tempi in cui Gaucci si era messo in testa di riportare il Perugia in alto con Castagner in panchina”.

– Sei rimasto solo una stagione con la formazione umbra? “La stagione seguente scese di categoria con il Fasano in C2 collezionando solo tre presenze”.

Poi cosa successe sei stato fermo per qualche mese:il motivo? “ Sono rimasto fermo dodici mesi, non fu a causa di infortuni, ma semplicemente perché non avevo trovato l’accordo con il Perugia. Quindi sono rimasto a casa e per fortuna dopo sono finito a Crotone in Serie D dove abbiamo vinto tre campionati di fila. Il Crotone è stato il mio trampolino di lancio”.

– Hai giocato nel Gela e Catanzaro per finire nel Sassuolo? “ L’unica esperienza non al meridione. Mi chiamarono i miei amici Battafrano e Miano. Un altro mondo. Mi ricordo che dopo una sconfitta 6-1 in casa con il Padova i vecchietti ti davano la pacca sulle spalle per incoraggiarti. Al Sud sarebbero stati problemi seri”.

– Dopo Tivoli e Nardò, sei approdato nel Rende Calcio? “ A Rende mi chiamò Gino Porchia. Un’esperienza bellissima. Il Rende divenne Cosenza e giocare al San Vito credo sia stata la ciliegia sulla torta alla mia carriera. Vincere con il Cosenza è stato difficilissimo ma ci siano riusciti.”

– Un episodio della tua carriera che ricordi con particolare emozione? “Il ritorno da Modica nel campionato vinto con il Cosenza: avevo segnato e non c’erano i nostri tifosi al seguito. La sorpresa arrivava sull’autostrada ce n’erano oltre mille che ci aspettavano per festeggiare la vittoria

– Perché la Sambiatese?Uno dei motivi che mi hanno spinto a scegliere Sambiase è proprio l’entusiasmo dei tifosi, quello di trovar un ambiente entusiasta per la promozione in serie D dopo tanti anni; che sia esigente è un fattore positivo perchè ci da gli stimoli giusti e impegna tutti noi giocatori a dare sempre il massimo. L’altro motivo che mi ha spinto a tale scelta è la passione , la competenza dei dirigenti, molti dei quali conosco personalmente, animati nel portare avanti un progetto importante che sono sicuro darà grossi frutti per il futuro.D».