Gli Arbitri una categoria sempre nel mirino di Società, Giocatori e Tifosi.

E’ praticamente finita la stagione, siamo al rush finale, ed è quindi giunto anche il momento per dare uno sguardo, tentando di fare un sunto, sulla realtà arbitrale che ha diretto le gare del nostro comprensorio. Certo, il compito è ardito, bisognerebbe conoscere a fondo numerose situazioni ma, soprattutto, bisognerebbe essere buoni conoscitori della categoria. In primis comunque, vorrei porre l’attenzione sul perché oggi è ridotta la qualità a vantaggio della quantità: così come per i giocatori, lo stesso discorso vale per gli arbitri. L’allargamento delle categorie, l’esasperata ricerca di nuove società che vadano ad impinguare le casse della federazione, a discapito di tutte le esigenze invece richieste per l’affiliazione, portano ad un naturale moltiplicarsi di esigenze settimanali che, tradotte, significano arbitri da mandare sui campi. Consequenziali, tutte le deficienze delle quali poi si lamentano le società.
Ma, non è permesso alle stesse lasciarsi andare nei piagnistei perché sono proprio loro, per ovvi motivi, ad accettare compromessi e malcostume (chi è responsabile del proprio male, pianga sé stesso). Tutta questa premessa per dire che i responsabili ultimi, sono proprio i direttori di gara, vittime di un sistema che altri gli propinano. Sono palesi le tante incongruenze, lontane da ogni logica, che il comitato, sia regionale che la delegazione,continua ad adottare ma, tranne che sottotono, nessuna società si lamenta e solleva il problema. Sarebbe opportuno fare un po’ di chiarezza e pulizia. Ma, torniamo al tema del giorno: la qualità degli arbitri è scaduta così come è scaduto il livello tecnico dei calciatori perché non si può più effettuare quella selezione che si faceva nel passato. Le tante esigenze settimanali impongono l’utilizzo di tanti arbitri e questi, sono sempre pochi rispetto alla richiesta. Vi ricorderete, i più grandicelli, che i direttori di gara di talento, venivano fuori dopo tante prove di maturità, si riconoscevano a distanza, erano fautori di principi e valori che scompaiono col tempo, erano “arbitri non solo la domenica”. Vi ricordate il rispetto che le società, i calciatori, tutti insomma, riservavano alla figura dell’arbitro: non solo perché poteva o meno rappresentare un pubblico ufficiale ma soprattutto perché rappresentava uno stile di vita! Ma, avete notato come gli arbitri oggi si presentano agli appuntamenti settimanali: in gieans, con una borsa più o meno bizzarra, spesso all’ultimo momento!
Chiedo ancora ai più grandicelli: vi ricordate l’arbitro in vestito e cravatta, distinto in ogni suo comportamento! Vi siete chiesti il perché di questo smarrimento di …tradizioni. Noi del messinese, non possiamo fare a meno di correre col pensiero a “Don Mico Mazzotta” il leggendario pioniere delle giacchette nere peloritane ed alle sue direttive ed alle sue massime:”uhm… evvero… non si discute…”. Si dirà, erano altri tempi! Certamente ma erano anche altri arbitri:quando si usciva dal calvario siciliano per diventare CAD si era tonificati sia tecnicamente che nello spirito. Oggi, per non farla troppo lunga, l’arbitro non ha più certe sollecitazioni e si adatta quindi alle richieste: ci sono tot gare, servono tot arbitri. Naturale che, al di là delle doti naturali, non ci sia grandi possibilità di crescita e l’arbitro resta acerbo, con poca personalità e limitata conoscenza tecnica. Consequenziali, le prestazioni mediocri, i tanti errori sia di posizionamento che di spostamento, i gravi errori tecnici.
Vediamo e registriamo quindi come all’ordine del giorno i provvedimenti disciplinari adottati in forme persolanizzate (giuoco interrotto – sanzione disciplinare – ripresa senza sanzione tecnica) o l’allontanamento degli assistenti di parte senza che vengano sostituiti  ma anche prove di esibizionismo paradossali. Nei nostri campionati episodi da ricordare ce ne sono tantissimi ma è pur vero che si incontrano direttori di gara talentuosi e dal futuro di rilievo. E’ comunque vero che il livello è scarso. Ma, chi può permettersi di giudicare? Quanti nell’ambiente conoscono le regole? Vorrei ricordare che il giuoco del calcio è quel giuoco al quale si partecipa pur non conoscendo il regolamento!  La colpa pertanto, non va addossata ai giovani arbitri, comunque colpevoli per la loro parte ma, soprattutto al sistema che è lontano dalla realtà. Va sicuramente apprezzato l’impegno dell’amico Saro D’Anna nel tentativo di rimettere sui binari giusti il C.R.A. siciliano, vittima negli ultimi anni di una scriteriata conduzione ma, la riconversione è difficile. A lui l’augurio di poter riportare la classe arbitrale siciliana agli antichi splendori, ai giovani arbitri l’augurio di poter fare propri i consigli e suggerimenti che vengono loro affidati