Dario Luchino, capitano dell’Akron Savoca nel suo Dna la naturalezza del gol. Unico neo “i play-off”.: “

Si è concluso da poche settimane il campionato di Terza Categoria del Comitato di Messina che ha confermato le previsioni della vigilia: entusiasmante, emozionante  con diversi protagonisti che hanno contribuito nella crescita ed affermazione di un torneo sempre avvincente.

Tra i protagonisti di una lunga stagione alla vigilia tutto l’ambiente era partito per un campionato in sordina puntando su un gruppo giovane senz’altro l’Akron Sport Savoca terzo alla fine della stagione, poi la “maledizione” dei play-off vero tallone d’Achille per i savocesi. Tutto sommato possiamo definire positiva la stagione dell’Akron Sport, al riguardo abbiamo fatto una chiacchierata con il capitano storico dei biancazzurri savocesi il forte centrocampista con il vizio del  gol Dario Luchino tracciando un bilancio sulla stagione appena conclusa:
“Siamo partiti senza alcuna pretesa, doveva essere un campionato di assestamento, senza ambizioni particolari, ma l’inizio di un nuovo progetto da realizzarsi in due-tre anni con la valorizzazione dei giovani cresciuti nel vivaio savocese”.

Questa l’idea iniziale, invece, strada facendo gli obiettivi sono cambiati?Diciamo di si. Nel corso del campionato giornata dopo giornata sono venuti i risultati, giocando un ottimo calcio, soprattutto nella fase centrale del torneo. Alla fine ci siamo convinti che anche noi potevamo dire la nostra per conquistare un posto nei play-off.”

Negli ultimi tre anni i play-off non sono stati un’isola felice per l’Akron Sport Savoca?Una ferita che non si riesce ad emarginare. Momenti dolenti, arrivare lì avendo la possibilità di giocarsi il salto di categoria, invece, le ferite continuano a formarsi. L’amarezza è tanta ma c’è la consapevolezza di aver dato tutto, nei momenti cruciali è venuta meno l’esperienza utile ed determinante in certe gare.”

Certo nella sua lunga carriera calcistica ormai l’ultratrentenne Dario Luchino iniziata nel settore giovanile della formazione svizzera del Biel-Bienne (vincendo cinque campionati consecutivi), dove ha iniziato a dare i primi calci giocando da libero per poi trasformarsi in attaccante , trasferitosi in Italia dopo alcune stagione con la mitica A.C.S. Savoca, ha indossato la maglia di diverse Società del comprensorio jonico tra le quali il S. Alessio e Misserio proprio con la formazione santateresina ha dovuto ingoiare bocconi amari perdendo delle finale play-off. Ma il suo carattere, soprattutto l’amore verso il pallone ha fatto superare le delusioni, scaricando tutta la sua rabbia contro i portieri avversari mettendo a segno quasi cento gol, un fiuto del gol eccezionale, ma anche su calci piazzati.

Al riguardo abbiamo chiesto a Dario Luchino di descriverci il gol più bello realizzato, dopo una pausa di riflessione con la sua pacatezza ed umiltà ci ha detto: “nella mia lunga carriera ho realizzato diversi gol spettacolari, indicandone uno in modo particolare è difficile”.

Riformuliamo in maniera diversa la domanda il gol più importante realizzato?sicuramente il mio primo gol fatto in prima squadra con la maglia dell’Acs Savoca con allenatore Alessandro Fleres all’età di 16 anni”.

Nella tua carriera sei stato allenato da diversi allenatori ( Fleres, Biella, Rovito, Brigandì, Spadaro, Savoca, Ferlito, Bartolotta, Moschella per ultimo Rigano) chi ti ha dato di più? Ho appreso un po’ da tutti dandomi tanto dove ho imparato molto sia dal punto di vista umano, comportamentali e tattico. Soprattutto sulla tattica  visto la mia propensione su questa disciplina”.

Ci racconti qualche anedotto dei tuoi allenatori, iniziamo da Fleres?non piaceva perdere, nelle partitelle infrasettimanali per vincere sceglieva sempre me”.

Salvatore Biella: una persona seria molto equilibrata. Carmelo Brigandì: visto da fuori sembra una persona burbera, invece, in campo protegge i suoi giocatori, li adora, una forte capacità di tenere il gruppo, calcisticamente una persona passionale”.

Roberto Bartolotta: uno dei miei migliori amici, mi ha sorpreso come allenatore. Da giocatore tatticamente non era il massimo, poi si è messo a studiare con un corso accelerato, i frutti si sono visti”.

Carmelo Rigano: “molto preparato, sia tatticamente che atleticamente. Si adatta ai giocatori, forse l’unica cosa  che deve migliorare è il dialogo con i giocatori, oltre ovviamente cambiare la fede calcistica”.

Il tuo sogno nel cassetto? Fare l’allenatore prima con i giovani sono affascinato dalla loro genuità dal loro entusiasmo, poi si vedrà”.

Descrivi Dario Luchino in  tre aggettivi:Leale, tatticamente intelligente e altruista”.

Su una torre ci sono tre personaggi chi butteresti giù: Roberto Bartolotta, Carmelo Rigano e Sandro Fleres? Sorriso di circostanza …….Fleres. Perché? “Roberto e Carmelo li vivo quotidianamente , mentre con  Sandro  un paio di volte al mese

Di Mimmo Muscolino