Benedetto Abisso (Aiac Sicilia): “Spazio ai giovani, meglio 7 juniores”.

Un bilancio della stagione calcistica appena trascorsa con uno sguardo alla crisi economica del momento, le proposte per risollevare il movimento dilettantistico: sette juniores e 4 fuoriquota.
Tutto questo nella lunga chiaccherata fatta con il Presidente Regionale dell’Aiac (l’associazione italiana degli allenatori di calcio) Benedetto Abisso, da tutti chiamato Bino, che da anni cura i rapporti fra gli associati e la Figc.
Presidente, ci può fare un bilancio sulla stagione calcistica appena trascorsa per l’Aiac? ” È stata una stagione molto travagliata, e non mi riferisco ai risultati dei campionati, che non sono di mia competenza nella veste che ricopro. Ad inizio stagione, si era ventilata la possibilità, per la verità più che concreta, che per allenare le squadre di Prima e Seconda categoria non era più necessario la licenza. È stata una “battaglia” sindacale di non facile soluzione e alla fine si è giunti concordemente alla soluzione, che dalla prossima stagione saranno ripristinate le vecchie norme con una decurtazione dei vecchi parametri del 25%”
Lei ha usato il termine licenza. Ma non si chiama usualmente “patentino”? “Da qualche anno, anche su invito di alcune Federazioni estere, sono state introdotte alcune regole nuove. Intanto, non si chiama più patentino, ma licenza di allenare. Il progresso tecnologico e le nuove metodologie di allenamento e le situazione tecnico-tattiche sono in continua evoluzione, si è deciso, di comune accordo con l’Aiac, con il prima fila il presidente nazionale, Renzo Ulivieri, e il Settore Tecnico di aggiornare periodicamente gli allenatori con almeno un corso di 15 ore in un triennio, previa perdita della licenza”.Chi è abilitato a tenere questi corsi? “Solitamente sono tecnici di Prima categoria e sono scelti dal Settore Tecnico”.
Da presidente regionale allenatori come vede il futuro del calcio siciliano e degli associati?”In questo momento, con la crisi economica in atto, certamente le prospettive non sono rosee per diverse società. Il 25 luglio, visto che ormai le iscrizioni avvengono ormai solamente online, si avrà un quadro completo delle squadre partecipanti ai vari tornei. Ma non mi aspetto, francamente, risultati positivi”.
Lasciamo per un attimo la sua posizione di presidente dell’Aiac regionale e si metta nei panni di uomo di calcio con un’esperienza alle spalle più che quarantennale. Quali potrebbero essere le soluzioni per risollevare tutto il movimento dilettantistico, non solo siciliano, ma nazionale? “Nessuno possiede la soluzione magica. Mi vanto di possedere una certa esperienza, e proporrei di invertire l’obbligo della presenza in campo dei giovani. La Federazione impone la presenza di almeno tre juniores. Io, farei esattamente il contrario e cioè 7 juniores e 4 fuori quota. Non è certo la panacea di tutti i mali, ma è sicuramente un passo avanti per risolvere l’atavico problema di molte società. Anche di molti allenatori che in questo modo troverebbero più “materiale” per fare un lavoro che dia più soddisfazioni, visto che le retribuzioni che vengono dati ai tecnici non risolvono i problemi economici della vita quotidiana”.
Ma le società e i suoi colleghi sono d’accordo con questa sua proposta? “Il problema sta a monte ed è un principio che le squadre dei grossi centri si rifiutano di accettare, perché lavorano sui risultati e non su un progetto. Devono dare retta spesso ai tifosi che vogliono i grandi nomi. Prima gli juniores da schierare in campo erano 4. In seguito, su sollecitazione delle società, con il presidente Morgana, si giunse al compromesso di far scendere in campo 3 juniores”
Molte società corrono il rischio di non iscriversi per motivi economici. Quali possono essere i rimedi?”Chi opera nel campo dilettantistico deve smettere di cercare di imitare i professionisti, senza averne le risorse. Puntare sui giovani è l’unica strada giusta per non sbandare direzione”.