Ecco come evitare il crac del calcio dilettantistico

Giuseppe Agozzino, bancario palermitano, è uno dei personaggi più noti che ruotano attorno al mondo del calcio dilettantistico per la sua competenza, non solo sotto l’aspetto puramente tecnico ma anche per la sua profonda conoscenza delle carte federali.
Sotto quest’ultimo aspetto gli è giovata molto l’amicizia che lo legava al compianto ex presidente del Comitato Regionale della Figc, Gianfranco Provenzano. Grazie a queste sue attitudini, Agozzino ha rivestito più volte il ruolo di consulente di alcune società o dei presidenti, come nel caso di Rosario Scrofani, ex massimo dirigente del Palazzolo.
Ad Agozzino ci siamo rivolti per conoscere il suo pensiero sullo stato di salute del calcio dilettantistico in vista dell’approssimarsi dei campionati, in considerazione della crisi economica. «Non c’è dubbio – afferma – che i nodi sono venuti al pettine e non solo nel grande calcio, ma anche e soprattutto a livello dilettantistico, a causa della crisi e della recessione. Da quando sono venuti meno i contributi, che una volta elargivano copiosi gli enti pubblici, le difficoltà per le società di calcio si sono accentuate, prova ne sia che molte squadre non sono riuscite a condurre a termine i campionati e con essi gli impegni assunti».
La stagione sta per iniziare. Come? «Mi auguro che non accada quanto già avvenuto lo scorso campionato e cioè il fenomeno dello smantellamento delle squadre nel corso della stagione che in questo periodo risultano quasi tutte molto bene attrezzate».
Il rimedio per risolvere il problema? «Non è di facile soluzione. Potrebbe servire una base dirigenziale molto ampia in cui ognuno sborsa le proprie quote, a patto, però, che le decisioni rapide assunte dal massimo dirigente vengano condivise, altrimenti avvengono i disimpegni e lo sfascio consequenziale. L’alternativa è la struttura verticistica, tipo Noto, Palazzolo o, in questo momento l’Acr Messina, in cui le decisioni vengono assunte dall’alto e non sono necessari consulti con la base».
I settori giovanili? «Servono nella misura in cui vengano curati seriamente ma accade spesso che, per un motivo o un altro, i dirigenti si rivolgono al Catania e al Palermo, che dispongono di ottimi settori giovanili, per ottenere gli juniores necessari».
Come si presenta il torneo di Serie D? «Con la grandissima favorita che è l’Acr Messina, che dispone di grandi capitali, ma soprattutto di grande competenza. Tutte le squadre vorranno misurarsi con il grande Messina del grande Pietro Lo Monaco, l’unico dirigente siciliano (di adozione) capace di imporsi a livello nazionale e internazionale».
Le squadre meglio attrezzate? «Il Licata, con Zaminga, ha fatto il salto di qualità, bravi i fratelli Cammarata che stanno cercando di ottenere il tesseramento del giovane Opoku, attaccante del ’91. Attenzione al Città di Messina di Ciccio La Rosa. Enzo Berti ha fatto un buon lavoro nel Palazzolo, il Noto, con Galfano, farà un bel campionato, anche l’Acireale, il Ragusa e il Paternò sono ottime squadre, il Ribera esprimerà il forte carattere del suo allenatore Brucculeri, mentre la Nissa dovrà essere completata».
Il campionato di Eccellenza? «Come sempre agonisticamente molto valido nel Palermitano, mentre nel Trapanese e nell’Agrigentino si tenta di giocare di più al calcio. Avrà vita dura l’Akragas che, per imporsi, dovrà essere completato con un forte elemento per reparto. L’Alcamo ha allestito una squadra da combattimento, il Monreale punta a vincere, così come il Mazara, ma occhio alla probabile sorpresa Riviera dei Marmi di Filippo Cavataio, potenziato a dovere. Nel girone B il Modica ha qualcosa di più delle altre, ma necessita almeno di una punta centrale. Faranno bene l’Orlandina, la Tiger e Lorenzo Alacqua alla Nuova Igea. Le catanesi daranno battaglia, il Gela è destinato a crescere sempre più. Tanto di cappello al Taormina di Saro De Cento, che si affida sistematicamente alla politica dei giovani, mentre sono convinto che quest’anno non ci saranno squadre cuscinetto in nessuno dei due gironi».