Gara tra i pulcini: rissa tra i genitori, chiamato il 113.

L’autoarbitraggio nella categoria pulcini (classi 2003 e 2004) è un’idea avuta dalla Figc tre stagioni orsono per «stimolare l’auto-organizzazione, conoscere e applicare correttamente il regolamento, creare un clima positivo tra le squadre. Educare ed insegnare, giocando.
Questa la missione». E’ chiaro, pur non essendo esplicitato, il riferimento ai bambini cui spetta il compito di fermarsi in caso di infrazione. Peccato siano i genitori, in molti casi, ad avere bisogno di un regolamento per disciplinare le intemperanze sugli spalti.

A Brescia, se n’è avuta la riprova sabato pomeriggio. Oratorio Don Bosco, in città. Di fronte i pulcini 2003 della Mario Bettinzoli, formazione ospitante, contro il Castelmella. Si gioca 7 contro 7, campo ridotto. Qui i tre punti per vittoria non esistono, eppure per qualche spettatore pare la gara della vita. Amilcare Baldassari, presidente locale, è il dirigente arbitro chiamato a far da garante. Capisce subito che si tratta di una gara diversa dalle altre:
«I genitori hanno iniziato subito a lamentarsi dei miei mancati fischi. Io ho sopportato una, due, tre proteste, ma tra simpatizzanti (chiamiamoli così…) dell’una e dell’altra squadra, a fine partita, sono volate parole grosse». Spintoni, qualche epiteto fuori posto relativo alla provenienza geografica di un padre della Bettinzoli. Un pugno, un accenno di rissa. Sedatasi presto, ma nel frattempo era stato allertato il 113.
«L’ho fatto per tutelare la mia società e il Castelmella – spiega Baldassari – facciamo sforzi per educare i bambini, riusciamo a mettere in disparte i dirigenti più accesi. Poi, basta qualche genitore maleducato a rovinare tutto. Quando sono arrivati 6 poliziotti, davanti alla chiesa, ho visto lo sguardo spaventato dei ragazzini. Stavolta, però, pure i volti di padri e madri erano diversi. Spero abbiano capito la lezione. Noi educhiamo i figli, non i genitori»