Incredibile: “Pignorati” i cartellini di due giocatori che non possono scendere in campo la Domenica.

Costretti a stare lontano dai campi da gioco a causa dei debiti del Trento Calcio, la squadra nella quale militavano lo scorso anno a cui in luglio sono state sequestrate le prestazioni di ben 24 calciatori

Abbiamo imparato a conoscerlo ormai il nostro Paese. Le incertezze legate alla macchina giudiziaria, gli ostacoli burocratici che complicano la quotidianità dei cittadini, le irresponsabilità continue di istituzioni, autorità e organismi cosiddetti competenti. La storia di Luca Calzolaio e Matteo Corradini, seppur nel suo paradosso, presenta al suo interno tutte queste problematicità.

Facciamo un passo indietro. I primi di luglio l’ufficiale giudiziario, accompagnato dall’avvocato Giuseppe Agostini, si presenta nella sede del Trento Calcio, formazione retrocessa in Eccellenza dopo un campionato di Serie D, pignorando i cartellini dei calciatori in quel momento tesserati con la società gialloblu.
Ventiquattro giocatori non potranno essere ceduti ad altre squadre fino a quando il club non salderà il debito di quasi 80 mila euro che ha con il Calcio Group, creditore che ha promosso la clamorosa e inaspettata azione giudiziaria. Tra loro appunto Calzolaio, classe ’88, cresciuto nelle giovanili della Sampdoria e il diciannovenne Corradini.
Durante l’estate i due giovani difensori riescono a trovare un accordo con altri due club di Serie D e cambiano aria: il primo si trasferisce in Calabria alla Vibonese, il secondo si accasa alla Clodiense, società di Chioggia in provincia di Venezia. Ma nonostante il Tribunale ordinario di Trento lo scorso 11 ottobre abbia concesso la sospensiva del pignoramento, per la FIGC e la Lega Nazionale Dilettanti i giocatori risultano ancora proprietà del Trento Calcio e non possono scendere in campo con le loro nuove squadre.