Amara riflessione dopo una partita di pallone: niente Fair Play…….anzi!!!!!!!

Spesso il Calcio viene ammonito dal Rugby per la poca mascolinità espressa dai calciatori, rispetto ai rugbisti che sul campo se le danno di santa ragione, limitandosi al solo ardore agonistico e stringendosi la mano a fine incontro, dando poi seguito al terzo tempo fraterno fuori dal campo, nella maggior parte dei casi, non tramutando mai quella forte aggressività agonistica in violenza fisica e morale, ma rispettando i canoni del regolamento e l’avversario.

Il Rugby di certo dimostra al Calcio come sia giusto applicare l’agonismo in modo forte sul rettangolo di gioco e applicando il famigerato rispetto morale fra i contendenti, senza mai minacciare o calpestare la dignità dell’uomo che si ritrova di fronte, nella maggior parte dei casi, di tutt’altro aspetto invece nel Calcio, soprattutto nelle categorie dilettantistiche si avverte come sia il contrario, dove il gioco passa in secondo piano e si utilizza come metro di impostazione la violenza e l’aggressività morale da contrapporre al sano agonismo sportivo, che aldilà dei violenti scontri di gioco, rientranti nella norma, si fomenta nello sprigionare condanne capitali all’avversario, costringendolo il più delle volte a fare il gioco piu’ conveniente a chi lo impone per uscire salvo dall’arena e poter tornare a casa con i cerotti non solo sul corpo ma anche alla propria dignità di Uomo, prima che calciatore.

In questo campionato di Seconda Categoria, fin’ora, a parte il livello di gioco, abbiamo potuto riscontrare squadre che rientrano in un ambito agonistico “normale”, come ad esempio gli amici dell’Antillese, che soprattutto vedono questo Sport come una bella forma di divertimento, aggregazione e collettivismo anche con gli avversari, ad majora. Sembra invece che quegli ambienti Siciliani “caldi” di una volta , che i piu’ anziani raccontano, quando ancora nel calcio come negli altri ambiti sopravviveva la malavita e l’atteggiamento della predominazione dell’essere sull’altro , sembra non essere scomparso e che le generazioni attuali non ne hanno dimenticato le spregevoli conformazioni.

Nel “Far West” di Furnari, non si è assistito ad una partita di Calcio, ma ad …… intimidatoria, dove degli ingenui ragazzi di Monforte vanno per disputare una “normale” sfida fra coetanei, col dovuto agonismo, per poi tornarsene a casa e pensare allo scorrere tranquillo della propria quotidianità, ma invece devono attenersi alle “rigide” regole dei Furnaresi che impongono la loro discriminatoria arte intimidatoria, costringendo pure il direttore di gara a omertà arbitrali e attenendosi al metro casalingo pur di tornare in sana e robusta costituzione verso casa propria. Questo è quello di cui ancora vive il Calcio siciliano, purtroppo in alcuni campi, dove da anni sembra non essere cambiato nulla.

Un match che ha parte le minacce e le illazioni, trova una Monfortese che cerca con le unghie e con i denti di far buona figura, dopo lo sprono del mister Nino Bongiovanni, che vuole risposte concrete e decise dai suoi uomini, in un campo difficile come quello di Furnari, le trova, pero’ deve fare i conti con la becerità e la feccia del mondo Sportivo.