Andrea Nucita terzo alla Targa Florio si confessa in una lunga intervista.

Andrea Nucita è la nuova Stella dell’Italiano Rally. Già Campione Junior e Produzione, il pilota siciliano è uscito allo scoperto al Ciocco, nonostante il ritiro, si è riscattato a Sanremo e, soprattutto, confermato nella sua terra.
Non proprio pilota di casa, poiché la Sicilia è grande e tu sei della “Costa Est”, ma non c’è dubbio che il Targa Florio ha offerto una conferma delle tue grandi qualità. C’entra qualcosa il fatto di correre nell’Isola? «C’entra, perché dovremmo dire che al Targa il pubblico ha costruito gran parte del risultato. Curva dopo curva lo sentivamo più vicino. Noi volevamo fare bene, questo è ovvio, e per questo non potevamo permetterci di fare errori, visto che avevamo già lo “scarto” del Ciocco. Era fondamentale andare a punti, ma in questa circostanza era anche imperativo arrivare il più avanti possibile. Abbiamo lottato con i denti, bilanciati tra queste due opposte tensioni, e alla fine tutto è uscito alla perfezione, la Peugeot, le Pirelli e… l’equipaggio. Questo podio ottenuto nella nostra Terra è un risultato fantastico, bellissimo».

Dare il massimo ma non commettere errori. Eppure non è iniziata proprio così… «Sì, sabato abbiamo fatto un errore che ci è costato una decina di secondi che avrebbero potuto farci stare un po’ più tranquilli. L’errore è stato solo mio e mi sono sentito in dovere di riparare domenica. E riparare voleva dire spingere al 100%. Per mezzo secondo o mezzo minuto il bello sarebbe vincere, noi non abbiamo vinto il Rally, ma abbiamo ottenuto la miglior prestazione tra le Super 2000 e siamo arrivati davanti a una Casa ufficiale. È un risultato di cui possiamo essere molto contenti, soprattutto visto che lo abbiamo “staccato” nella nostra terra. Questa era la gara che designava anche un nuovo cammino. Alla vigilia del Targa siamo entrati a far parte del Team Italia, e il fatto di essere stati scelti ci gratifica tantissimo e ci apre una prospettiva più ampia. Anche per questo abbiamo cercato di non risparmiarci».

In effetti il tuo è stato proprio un “garone”. Certo, in Sicilia la miscela poteva essere esplosiva, e invece proprio nel momento cruciale, domenica, sei riuscito a offrire una prestazione impeccabile «Tutto, forse, dipende dall’errore di sabato, e dal fatto di non aver, di conseguenza, altre opzioni. Domenica la gara si presentava in salita, ma LB e Pirelli mi hanno messo in condizione di spingere al massimo e noi non potevamo tirarci indietro. Non era facile, perché comunque da privati contro le Case ufficiali è sempre una battaglia difficile, ma ci siamo riusciti. Festa e complimenti a parte, comunque, dobbiamo rimanere con i piedi bene per terra, perché abbiamo ancora tanta strada da fare. Questa è soltanto la terza gara con questa macchina e dobbiamo continuare a lavorare bene e cercare di migliorare ulteriormente gara dopo gara. Certo è che se otteniamo questi risultati vuol dire che il “pacchetto” funziona bene, ma questo non ci autorizza a sentirci arrivati. Dobbiamo continuare a crescere, insomma».

Certo, mi pare anche che contro le nuove R5, con una Super 2000 oggi anche il Pilota debba fare la sua parte, magari tirando fuori qualcosa di più… «Sì, credo che le R5 siano già uno step più avanti, e il fatto che a guidarle c’è gente del calibro di Paolo Andreucci e Giandomenico Basso la dice lunga sul potenziale di queste macchine. Certo, bisogna dare il massimo, e io vi dico che sono andato veramente al 100%. Quindi, se questo vuol dire che le R5 sono già arrivate, credo che il futuro, per noi, potrà essere solo più difficile».

Come hai sentito il duello diretto con Scandola? «Ho cercato di rimanere più concentrato possibile sulla guida e sulla gara, cercando di non pensare all’avversario diretto. Esserci riuscito è la cosa che mi gratifica di più, perché vuol dire che riusciamo a fare un bel lavoro anche di “testa”. Testa e piede che funzionano bene e in buona armonia costituiscono un elemento fondamentale per riuscire».

“Ho cercato di rimanere più concentrato possibile sulla guida e sulla gara, cercando di non pensare all’avversario diretto. Esserci riuscito è la cosa che mi gratifica di più, perché vuol dire che riusciamo a fare un bel lavoro anche di testa”

La macchina. Non è un mistero che avevi in programma di correre con la R5 anche tu. A che punto è il programma?

«Noi siamo con Peugeot. Credo che la Casa stia ritardando un poco la consegna delle nuove macchine – sarà la richiesta? – e quindi credo anche che continueremo ancora per un po’ con la 207 Super 2000. Magari sarà un piccolo handicap, ma dobbiamo rimanere concentrati su quello che abbiamo e continuare a dare il massimo, sfruttando al 100% anche una macchina che alla terza gara non possiamo ancora dire di conoscere completamente. Di margine ce n’è ancora, dobbiamo lavorare».

Sei cosciente di essere entrato nella piccola cerchia dei grandi Piloti italiani? «No, io penso che dobbiamo fare ancora tanta strada. È bello essere lì con loro, ma io so che ho ancora tante cose da migliorare, tante cose da “copiare” ai migliori del Campionato. Vorrei rimanere con i piedi per terra. Intanto sono cosciente che stiamo facendo un buon lavoro, perché i risultati dicono questo».

Un Campione che continua a imparare? «Sì, ho sempre pensato che nel momento in cui pensi di essere arrivato sei finito. Allora noi dobbiamo andare avanti con il lavoro, “copiare” e avere sempre nei piloti migliori i nostri riferimenti».

Un risultato ottenuto al Targa ha un valore particolare? È una gara che genera particolari tensioni?

«Il risultato ottenuto in Sicilia ha senz’altro un gusto particolare, ma per quanto riguarda le tensioni direi di no. Al contrario, correre al Targa ha solo un doppio valore aggiunto, quello del pubblico e dell’icona che questa gara rappresenta nel contesto mondiale della storia dei Rally. Ma il pubblico è il numero 1. Vederlo sbracciarsi davanti al parabrezza, sentirne il calore. È quello che si dice una marcia in più! Io ho cercato di ringraziare questo pubblico straordinario andando più forte che potevo».

Piero Batini