Judo – Una scorrettezza ferma la corsa di Elios Manzi a Nanchino, nono posto.

Si è conclusa al nono posto l’olimpiade di Elios Manzi. Le gare dei Summer Youth Olympic Games a Nanchino hanno disputato la prima giornata e, per il judo, è stato subito il turno del diciottenne siciliano che nei 66 kg ha fatto il possibile per confermare il valore dei risultati ottenuti nel 2013, oro europeo e argento mondiale nei 55 kg.
“Ha messo in gioco la sua intelligenza tattica per superare il primo turno con l’algerino Salim Rehabi – ha detto il coach azzurro Nicola Moraci – ma poi è stato sorpreso da yoko kata guruma sparato all’inizio del match da Luis Gonzalez (Venezuela), valutato waza ari. Elios ha alzato il ritmo, mettendo sotto pressione il venezuelano che è stato sanzionato una, due, tre volte, ma la quarta penalità, quella che ci avrebbe dato la vittoria, l’arbitro non se l’è sentita darla.
Recuperato, Elios ha dominato il britannico Peter Miles, quindi con Jolan Florimont è accaduto che l’attacco di sode tsuri komi goshi del francese si è trasformato in un devastante waki gatame che ha lasciato Elios a terra, dolorante. Il francese è stato squalificato, ma nei tempi strettissimi non c’è stato modo di capire l’entità dell’infortunio – prosegue Moraci – ed Elios è stato chiamato ad affrontare il cinese Wu Zhigiang. Ha cambiato posizione e pur menomato Elios è riuscito ad essere insidioso, poi ha incassato un waza ari di koshi guruma ed è diventato troppo difficile entrare nella difesa del cinese, chiuso a difendere il suo vantaggio. Peccato, senza quell’infortunio sarebbe andato fin sul podio.
Effettuati gli accertamenti – conclude Moraci – l’esito per quanto riguarda eventuali fratture al gomito è negativo, questa gara comunque conferma la grande maturità di Elios Manzi, che ha retto il confronto nonostante la superiorità fisica degli avversari”. Le tre medaglie d’oro sono andate alla Turchia con Melisa Cakmakli (44), Kazakistan con Bauyrzhan Zhauyntayev (55) e Giappone con Hifumi Abe (66), ma “bisogna mettere in risalto la grande crescita della scuola sud americana – ha osservato Moraci – che non si identifica più soltanto con Brasile, Cuba e Argentina, ma vede affacciarsi nazioni come Costarica, Venezuela, Ecuador”.