Stroncato da un malore mentre gioca a calcio con gli amici. Il Presidente rischia l’omicidio colposo”.

Un uomo di 40 anni è morto mentre si allenava con una squadra di calcio nell’impianto sportivo di Ponte a Elsa. Si tratta di Giovanni Conte, residente nel comune di San Miniato, per la precisione nella frazione di Roffia. La tragedia è avvenuta nella sera di martedì primo settembre.
Secondo quanto appreso, il quarantenne non faceva parte della squadra ma stava partecipando all’allenamento come amico della dirigenza della società quando avrebbe accusato un malore. Sul posto è intervenuta un’ambulanza della Misericordia di Empoli inviata dal 118, ma per l’uomo non c’è stato niente da fare. Al campo sportivo dei Ponte a Elsa è arrivata anche una pattuglia inviata dal commissariato. Conte lascia due gemellini di 4 anni.
«Il rischio di omicidio colposo per il presidente della società è reale». Non gira intorno al discorso Antonio Parri medico sportivo del centro Ecomedica, convenzionato con l’Asl 11 per le visite medico sportive. Interpellato sulla morte sul campo di calcio di Giovanni Conte va dritto al punto: «Se durante un controllo in una società viene scoperto che alcuni atleti non hanno il certificato scatta la multa. Ma se capitano disgrazie come quella avvenuta a Ponte a Elsa il presidente può essere accusato di omicidio colposo».
«Chi partecipa ad allenamenti o partite – spiega il medico – deve avere il certificato di idoneità sportiva agonistica. Su questo non si scappa. E la responsabilità civile e penale di un eventuale problema ricade, appunto, sul presidente che è il legale rappresentante della società».
Un tema che ricorre spesso e che è di stretta attualità proprio in questo periodo, con molte persone che si affacciano di nuovo alla pratica sportiva dopo il periodo di ferie. Molti dei quali sono semplici amatori o appassionati di una determinata disciplina. «E infatti – riprende Parri – i problemi maggiori avvengono nel mondo degli amatori o di chi fa sport in maniera sporadica. I professionisti difficilmente proseguono la loro attività se hanno problemi. Proprio perché i controlli sono molto più accurati. Certo, il caso Morosini, il giocatore del Livorno che morì sul campo del Pescara rappresenta una vicenda in cui il problema cardiaco non è stato mai rilevato. Ma di solito il monitoraggio messo in pratica nel professionismo mette abbastanza al riparo da tragedie. Tra gli amatori, invece, la mancanza di attenzione da parte di atleti e dirigenti porta spesso a problemi».