Una bella storia di sport e integrazione: “quando il calcio vuol dire salvezza”.

Una bella storia di sport e integrazione che arriva da Sassari. Ragazzi scappati da guerre, fame e povertà che si trovano attorno a un pallone. Un sogno che diventa realtà. Partecipare al campionato di Seconda Categoria con una squadra di richiedenti asilo politico. Ragazzi dell’Africa che ora si misureranno su un campo di calcio. A settembre, dopo la richiesta del Comitato Regionale Sardegna e il forte interessamento del presidente Andrea Delpin, è infatti arrivata l’autorizzazione del Presidente della Figc Carlo Tavecchio. Ma come nasce l’avventura di Pagi? Scopriamolo assieme.Maggio 2015, la SDP – Servizi Società Cooperativa Sociale si è aggiudicata il servizio di accoglienza per i richiedenti protezione internazionale con la Prefettura di Sassari. La struttura, un albergo, ospita circa 200 ragazzi di quasi tutte le nazionalità dell’Africa sud sahariana (per intenderci paesi come Nigeria, Ghana, Gambia e vicini) ma “il lavoro più faticoso e più affascinante – spiega Pierpaolo Cermelli, Presidente dell’Asd Pagi – è stato quello di parlare con loro e cercare di andare oltre le loro storie per la richiesta di protezione, molto forti e molto coinvolgenti, toccando anche le loro passioni e professioni. Durante questa attività abbiamo scoperto una fortissima passione per il gioco del calcio in tantissimi di loro”.Uno degli obiettivi della SDP Servizi è stato quello di cercare di operare una forte mediazione linguistico-culturale per rendere l’integrazione di questi ragazzi più semplice attraverso strumenti piacevoli. È stato così introdotto un professore di lingue che insegnasse loro l’italiano, obiettivo primario per questi ragazzi, poi si è puntato sullo sport “che ha delle regole ferree, che insegna il rispetto reciproco nonostante la competizione, che li obbliga a farsi capire e quindi a dover approfondire e studiare la lingua italiana per comunicare nell’attività sportiva con squadre avversarie italiane”, aggiunge Cermelli. Infine è stata costituita la Asd Pagi, società che prende il nome dalla struttura di accoglienza di Sassari – il Pagi Hotel, appunto – e che ha fatto richiesta di partecipare al campionato Figc di Seconda Categoria (girone M) nel campo di Caniga a Sassari: “L’aspetto più coinvolgente – spiega Cermelli – è vederli giocare su un campo regolamentare e soprattutto sentirsi veramente parte di una squadra del campionato”.Un lavoro che è diventato anche amore: “Io e Fabiana Denurra, Vice presidente del Pagi, abbiamo visto che questa attività, iniziata per lavoro, ci ha coinvolto emotivamente. Affezionandoci ai ragazzi, vogliamo dare loro l’opportunità di inserirsi nella società. I ragazzi apprezzano e ci sentiamo ricambiati con il rispetto e l’educazione che chiediamo nei comportamenti tra loro in struttura e fuori”. Per dare vita alla squadra è però servita l’autorizzazione alla partecipazione alla Seconda Categoria da parte di Carlo Tavecchio, Presidente della Figc, che a seguito dell’istanza da parte del CR Sardegna ha autorizzato la società a tesserare tutti i giocatori extracomunitari anche se non in possesso di residenza nell’isola definitiva ma solo provvisoria, purché non provenienti da Federazioni calcistiche straniere. “Si è voluto favorire il processo di integrazione offrendo a queste persone l’opportunità di socializzazione grazie anche al gioco del calcio”, spiega Andrea Delpin. “La storia di questi ragazzi vale davvero una concessione speciale – conclude il numero uno del CRS – e per questo è stata violata la regola che impone di far scendere in campo non più di due extracomunitari”.
Il capitano è un 23enne che in Togo non passava bei momenti: “Ero accusato di avere provocato un incidente stradale. In quello scontro sono morte due persone e i loro parenti hanno deciso di farmi fuori, dovevo essere ammazzato”. A centrocampo Mariano, 20 anni, ha già imparato l’italiano ed è l’autore del primo gol fatto da questa squadra speciale. È fuggito dal Mali perché lo zio, subito dopo la morte del padre, gli ha impedito di andare a scuola e l’ha obbligato a far pascolare le vacche di famiglia. L’Asd Pagi lavora con gli ospiti delle nostre strutture di accoglienza “ma abbiamo già richieste di partecipazione anche da ragazzi di strutture vicine che hanno saputo dell’iniziativa”. Il numero di ragazzi che vogliono giocare sono più della rosa scelta per la prima squadra, e in accordo con la Lnd a Sassari si sta pensando “a un campionato amatoriale dove poter inserire più squadre e far giocare il maggior numero di ragazzi possibile”, conclude Cermelli. La squadra più chiassosa di qualunque campionato ha debuttato in campo il 4 ottobre. Nonostante la sconfitta subita contro il Ploaghe 1994 i ragazzi hanno sfoggiato tanta voglia e grandi capacità fisiche. Il campionato è lungo e non mancherà occasione per rifarsi. Si dovrà lavorare sull’aspetto tecnico. L’allenatore è Mauro Fanti, un ex portiere che con fatica tenta di spiegare ai ragazzi della Pagi i rudimenti della tattica di gioco. “Sono tutti carichi, entusiasti, ma non conoscono le regole del calcio – spiega -. Per affrontare una partita, e possibilmente vincerla, serve anche un po’ di tecnica. Ecco, stiamo lavorando su questo”.  Gli undici della Pagi finora avevano disputato soltanto un’amichevole, ma nel frattempo sono già entrati nella storia del calcio italiano. Ancora prima di vincere un campionato, o una sola targa in rame, i ragazzi di questa formazione multietnica hanno conquistato un primato di cui vanno molto orgogliosi: la loro è l’unica squadra (sì, la prima della storia) composta interamente da extracomunitari. Tutti migranti, tutti fuggiti da guerre e persecuzioni, tutti arrivati in Italia sfidando le onde del Canale di Sicilia. Ora vivono a Sassari, nel capoluogo del nord della Sardegna, un’isola di cui loro non avevano mai sentito parlare.  Della squadra per ora fanno parte 30 ragazzi, perché scegliere i titolari è davvero impresa difficile. Ancora manca uno sponsor, i fornitori fanno sconti straordinari, ma per il momento tutte le spese le sostiene la cooperativa che gestisce il centro di accoglienza. “Ogni volta che in tv c’è una partita la nostra sala mensa si trasforma in uno stadio e così ci è venuta questa idea – dice la Presidente Fabiana Denurra -. I ragazzi attendono l’esito della richiesta di asilo e nel frattempo hanno poco da fare. Non possono lavorare e allora abbiamo pensato che formare una squadra fosse un bel passatempo e un ottimo veicolo di integrazione”.  Il morale lo tiene alto Jallow Alagi, nigeriano di 24 anni. In campo è un attaccante, fuori fa l’interprete e nello spogliatoio riporta la calma tra i compagni. I palleggi non sono il suo forte, ma è lui il saggio del gruppo. “Qui finalmente abbiamo capito cosa vuol dire essere tutti uguali. Ora tutta l’Africa tifa per noi”. Anche noi.