Giovanni Andronaco “The Wall”: un onore chiudere la carriera con la maglia del mio paese

“Non ho l’età” il titolo di una nota canzone italiana di Gigliola Cinquetti, non è così per lui, nonostante le sue 46 primavere, come si vuole dire “sentire l’odore dell’erba di un campo di calcio”, in questo caso poter ancora  sentire l’odore della polvere del rettangolo di gioco del suo paese, “ scatta qualcosa dentro di me”  – afferma il Preud’homme furcese – è una possibilità che il numero uno dei portieri degli ultimi 30 anni della riviera jonica messinese, non si è fatto sicuramente scappare, una possibilità di poter ritornare ad indossare la maglia con la scritta numero “1” anche per pochi attimi,  scendere sul terreno del suo “campo” dove è cresciuto, oltrepassare il cancello d’ingresso del terreno di gioco, quella piccola corsetta che lo porterà nel cerchio di centrocampo, un tragitto di pochi metri, ma per lui classe ’74 saranno interminabili, in pochi attimi scorreranno nella sua mente i fotogrammi della sua carriera calcistica, dalla sua prima casacca quella dell’Acr Indipendente, per passare dall’Indipendente Calcio all’Atletico Furci, dall’Asd Furci al Calcio Furci, quest’ultima maglia sarà quella che indosserà nella prossima stagione nel campionato di  Prima Categoria.

Stiamo parlando di Giovanni Andronaco, 46 primavere è non sentirli, avere in corpo la stessa passione, la stessa voglia di un ragazzino, anche se lui stesso come ci ha dichiarato “il calcio di oggi è molto diverso di quello che si giocava con tutto quello che girava intorno dalla fine degli anni ‘80 al 2000, adesso il pallone si vive in un’altra maniera

Il suo sogno era chiudere la carriera giocando l’ultima stagione con la maglia del suo paese, quando gli è stata proposta l’opportunità, non si è fatto pregare due volte, con la gioia di un ragazzino, senza pensarci ha detto di “sì”, in barba agli impegni lavorativi “non ci ho pensato nemmeno un attimo” – ci ha dichiarato il portierone furcese – immaginare di indossare la maglia giallorossa del proprio paese, è un’emozione indescrivibile, unica alla sua età, continuare a sognare di volare, di cadere, di rialzarsi di parare, di gioire, di soffrire per i colori della squadra del suo paese.

Davanti ad un granita a limone abbiamo iniziato la nostra chiacchierata di quasi un’ora ripercorrendo la carriera di Giovanni Andronaco, il suo percorso di calciatore, i suoi ricordi, le sue soddisfazioni, alla nostra domanda qualche rammarico? “No, sono contento di tutto quello che ho fatto, forse all’età di 30 anni anziché smettere potevo continuare, in quel momento forse era giusto così

I suoi primi passi non potevano non essere quelli di giocare nella squadra del suo paese, ha iniziato all’età di 15 anni (1984-85) “si, anche perché non è come adesso che ci sono le scuole calcio, allora si passava direttamente dalla strada al campo, ho fatto la trafila Esordienti, Giovanissimi, Allievi e Under 18…si ferma un piccola pausa…alla mia domanda fino ad esordire in prima squadra…il suo volto si illumina, riparte con slancio, avevo 15 anni ho esordito in Prima Categoria sul campo dell’Aci S. Antonio, eravamo già salvi, mancavano due gare al termine del campionato, sono subentrato a metà ripresa ad un certo Peppe Allegra”.

L’obiettivo che ragazzino ti avevi prefisso si era possiamo dire subito concretizzato quello di giocare in prima squadra? “Un’emozione che ancora oggi, a distanza di tanti anni, mi fa venire i brividi, pensa all’età di 11-12 anni, per noi ragazzini vedere i giocatori della prima squadra che pranzavano la domenica prima di scendere sul terreno di gioco, per noi era vedere un giocatore di Serie A”.

Tu hai iniziato con l’Acr Indipendente, poi…? Sono rimasto sempre a giocare a Furci con la maglia dell’Indipendente Calcio, era la stagione 1990-91, avevo 16 anni la squadra era retrocessa in Seconda Categoria, i dirigenti avevano comprato il titolo di Prima Categoria del Roccalumera del Presidente Franco Romano, in quella stagione facevo il terzo portiere, siamo saliti in Promozione, quella stagione venivano promossi le prime sette squadre (era la stagione dell’entrata in vigore dell’Eccellenza).

Tu ancora giovanissimo, ti ricordi i giocatori, i tuoi compagni di squadra di quel periodo? “Guarda come non ricordare un giovanissimo Mimmo Moschella, un calciatore come Angelo Catania, uno dei più forti attaccanti del periodo, il mitico Antonello Casale, Giuseppe Iannino, tanti altri la lista è lunga”

Un ragazzino come te che entrava dentro gli spogliatoi che fino a qualche anno prima erano i tuoi beniamini? “Che bei tempi, che ricordi (ndr sorride), rispetto delle regole, disciplina, aspettare per fare la doccia, aspettare il tuo turno senza fiatare, nello spogliatoio, prima, durante e dopo si sentiva il “profumo di calcio”, c’era passione, anche oggi c’è passione ma non è la stessa cosa”.

Dall’Indipendente alla Robur? “Tre stagioni dal 1996-98, un periodo fantastico dove conservo, tutt’oggi bei ricordi”.

Agli inizi del 2000 il tuo ritorno a Furci? Da premettere che da diverse stagioni non c’era più una squadra di calcio dopo l’Indipendente, si ritorna a fare calcio nel 2000 con l’Atletico Furci, una periodo fantastico che ci ha portato in cinque anni dalla Terza Categoria alla Promozione, con una squadra composta da giocatori del territorio, Matteo e Roberto Frazzica, Giovanni Marisca, ancora Mimmo Moschella, anche l’attuale Sindaco Matteo Francilia.

Arriva l’esperienza di Nizza? “Finito il ciclo furcese ho vissuto tre stagioni con la maglia della Mediterranea Nizza fino al 2004 dove ho smesso di giocare, diciamo così”

Infatti da questo momento la tua carriera prende un’altra via, “chiamata a bisogno”? “Allora era venuta meno la passione, però sono stato sempre presente nei campionati successivi, quando a Novembre mi chiamavano per dare un contributo, così è arrivata la Nike Giardini, il Città di Letojanni da poco tempo tesserato, ho disputato la finale play-off vinta 1-0 con il Savoca, il tutto solo con qualche presenza”.

Nella stagione arriva la chiamata dell’Asd Furci, estate 2008 dopo diversi anni ritorna il calcio a Furci? “Anche qui ho fatto 4-5 presenze ma è stato importante per me vestire la maglia del Furci coronando la stagione con la promozione in Seconda Categoria”

La sua vittoriosa stagione a Letojanni

La stagione successiva (2009-10), il Michel Preud’homme furcese inizia la stagione se possiamo dire sul divano di casa (motivi lavorativi, nascita primo figlio), rimane alla finestra pronto a subentrare, ecco che inizia il rapporto “senza impegno con l’Asd Letojanni culminata nell’ennesima promozione. Due anni di assoluto “stop” , per rimettersi in gareggiata nel 2012, cedendo alla corte del dirigente Salvo Basile  che lo ha portato prima al S. Teresa Calcio, continuando il rapporto di amicizia anche nella stagione successiva nella Jonica,  alcune presenze con l’infortunio al perone nella gara contro l’Aci S. Antonio…carriera finita all’età di 40 anni, il destino debutto assoluto sul campo di Aci S. Antonio “the end” alla carriera sullo stesso terreno di gioco.  Nell’ultima stagione per la sua prima volta gioca contro la squadra del suo paese, nell’ultima gara di campionato.

Ma il sipario è momentaneo, la scorsa stagione all’età di 45 anni cede alle lusinghe dell’idea pazza ma piacevole di Vittorio Tamà firmando con il Casalvecchio Siculo (anche qui qualche presenza).

Adesso il Calcio Furci? “Un premio alla carriera se posso dire così, si chiude un cerchio dove tutto è nato tanti anni fa, per me è un piacere indossare e chiudere definitivamente con la maglia del mio paese, un’emozione particolare, per me è un onore, un piacere essere il numero uno della squadra del proprio paese”

Nella tua carriera hai avuto diversi allenatori? “Io come portiere ho avuto un rapporto particolare con i “mister”, un rapporto saldo, blindato, diciamo mi sono trovato bene con il 90% come Caligiuri, Imbesi, Nino Arigò, in ultimo Camarda, Filoramo e Moschella”.

Con mister Arigò non è stato amore a prima vista? “E’ vero ci è stato subito uno scontro frontale, ti racconto un’anedotto, campionato di Prima Categoria con l’Atl. Furci, arrivo al campo ci siamo stretti la mano, lui mi dice, i portieri c’è li ho, non ho bisogno di te, lo guardo con estrema chiarezza ho risposto…io sono Giovanni Andronaco, a Furci non sono un portiere ma un’istituzione”. Il risultato? Lui era un uomo di carattere, dopo qualche settimana ha mandato via i due portieri. Comunque ci siamo voluti bene”.

Il tuo primo allenatore della prima squadra? “Mister Marchese in Prima Categoria con l’Acr Indipendente”

Il tuo primo allenatore in assoluto? “Ciccio Pino nel campionato esordienti, è stato lui che mi ha scelto di fare il portiere, ero anche bravo come attaccante, ma lui mi vedeva con i guantoni”

Il tuo Presidente? Il mio Presidente per “Eccellenza” è sen’altro lui, il mio Presidentissimo Carmelo Moschella, lui era la figura del Presidente, una figura completamente diversa di quella di oggi”

Marisca, Andronaco e Basile

Giovanni abbiamo percorso il passato, il recente presente, pensiamo al futuro, hai pensato a quel momento cui metterai il piede in campo con la maglia del Furci? “Ci ho pensato, l’emozione sarà tantissima, sentire l’odore della polvere del campo, è il tuo campo, il campo dove sei cresciuto, dove conosci ogni angolo, ogni difetto del terreno di gioco”.

Siamo quasi alla fine mi viene in mente di chiedere a Giovanni, tu hai giocato fino alla Promozione, hai avuto la possibilità di misurarti in categorie superiori? “Diciamo che in un momento della mia carriera si è presentata l’occasione di essere ad un passo di trasferirmi al Taranto in serie B, fisicamente ero magro, sono stato visionato per una stagione (1989-90), poi non se è fatto nulla, andata bene invece a Ivan Moschella. Poi ho fatto dei provini con l’Inter ed altre Società professionistiche. Grazie all’occhio vigile di un intenditore di giovani talenti come Luigi Spadaro).

A 46 anni hai un sogno nel cassetto? “Dal punto di vista calcistico, tutto quello che poteva essere l’ho fatto, ho giocato in paesi dove si respirava e si continua respirare “odore di calcio”, dove si faceva calcio è sugli spalti vi erano 700-800 spettatori, dove ti sentivi parte di una Comunità, eri il portiere, eri un simbolo”

Grazie Giovanni Andronaco, in alias Michel Preud’homme il suo idolo, uno dei più forti portieri del mondo degli anni 90.

                                    “Di Mimmo Muscolino”