È tornato a Catania da allenatore, alla guida di Lagonegro in A2 maschile, per la sfida contro Sviluppo Sud (3-1 il risultato finale). Ma per Waldo Kantor, argentino d’origine e italiano d’adozione sportiva, Catania non è mai stata una semplice tappa: è un luogo che segna una carriera, e un pezzo di vita. Dopo aver rivisto amici e volti storici del suo percorso – a partire dal dirigente di sempre Gaetano Caserta – Kantor si è raccontato ai nostri microfoni.
Cosa significa Catania per lei?«È una domanda difficile e ci vorrebbe tanto tempo. A livello pallavolistico, Catania è il periodo in cui sono cresciuto e migliorato: direi anche quello in cui ho fatto il salto di qualità nella pallavolo importante. Gli anni in cui ho giocato qui, ormai più di 40 anni fa, sono stati i migliori anni miei come giocatore: per quello che ho vinto con la nazionale argentina e per i campionati giocati qui in Italia. Tre anni di fila con Pallavolo Catania. È stata una crescita importantissima. E poi, più di 35 anni fa, Catania mi ha dato la possibilità di tornare in Italia a fare l’allenatore. Sono grato sia per il ricordo da giocatore sia perché, da allenatore, continuo ancora oggi. Tra le tante città italiane, posso dire che Catania è stata la più importante a livello pallavolistico per me».
Alcuni colleghi ci hanno raccontato aneddoti incredibili, compresa una sorta di scampata rapina... «Di aneddoti ne ho tanti. Quello della pistola mi è successo poco dopo essere arrivato in Italia: era settembre 1985. Erano anni difficili qui in Sicilia e a Catania. Mi è capitata una situazione angosciante: durò tre secondi e lì per lì non mi resi conto, ma ripensandoci ho rischiato tanto. Guidavo verso Piazza Spedini per l’allenamento, finestrini abbassati, giornata splendida. Mi affianca una macchina, mi giro a destra e vedo uno che, attraverso i finestrini, mi punta una pistola. Io l’ho guardato, ho guardato la pistola, ho visto tutta la scena. Ricordo di aver sentito ‘non è questo’ e poi sono scappati via. Quando arrivai al palazzetto ero nervoso e scioccato. Raccontai tutto ai compagni: ‘Benvenuto a Catania’, più o meno. Purtroppo succedevano anche queste cose. Ma ho ricordi molto più belli: i viaggi in Coppa Europa, giocare a Leningrado, quella squadra con cui sono rimasto amico per tanti anni. Massimo Castagna, Nello Greco: ancora oggi mi sento con Nello e ho grande ammirazione per lui come giocatore e come uomo. E poi le trasferte con Niccolò Bianco allenatore. Ricordo il palazzetto pieno a Piazza Spedini, la semifinale Scudetto, la Coppa Europa: questi sono i pensieri che arrivano subito quando penso a quegli anni».
Le nazionali vivono un grande momento, ma al Sud emergere è difficile. È solo un problema di impianti? «Per rifare un periodo come quello della Alidea campione d’Italia non si può vivere di nostalgia. Catania ha vissuto anni d’oro: lo scudetto della Paoletti, della Alidea, tanti giocatori della Nazionale, un movimento straordinario. Poi quella storia è passata e quella quantità di giocatori internazionali e nazionali non c’è stata più».
E se domani arrivasse una proposta per tornare a Catania, la valuterebbe? «Non potrei dire a priori ‘no, non torno’. Catania mi ha dato la possibilità di rientrare in Italia e sono grato. Sono anche molto dispiaciuto per il modo in cui sono stato mandato via dalla squadra nel 2023. Oggi però mi vedo a Lagonegro».
La Sicilia – Lunedi 9 Marzo 2026 di Manuel Bisceglie
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