Le radici di una passione antica e la nascita di un sogno
La storia d’amore tra Casalvecchio e il calcio ha radici profonde, fatte di passione, attese e rinascite. Tutto ebbe inizio nei primi anni ’80 con la prima storica “Asd Casalvecchio” guidata dal presidente Carmelo Smiroldo: tre stagioni intense coronate da una storica promozione in Seconda Categoria. Nei primi anni ’90 fu la volta della seconda compagine iscritta ai campionati FIGC, la “A.C. Casalvecchio” del presidente Santi Rigano, che riaccese i motori in Terza Categoria. Dopo anni di silenzio, nell’estate del 2010, il pallone tornò a rotolare grazie alla nascita dell'”Aria Preziosa” del presidente Salvatore Santoro, attiva per due anni in Terza Categoria, fino ad arrivare alla stagione 2014/15 con la fondazione di una società di Calcio a 5 maschile presieduta da Luca Santoro.
Ma l’idea di far rinascere il grande calcio a undici era nell’aria da diverso tempo. Tanti erano i giovani casalvetini che in quegli anni si trovavano a giocare sparsi nelle varie squadre del comprensorio jonico messinese, tra la Prima e la Terza Categoria. Molti di loro erano ormai a fine carriera e custodivano un sogno nel cassetto: prima di smettere, volevano fortemente indossare la maglia della squadra del proprio paese. Nell’estate del 2016, quel sogno è diventato realtà. Dalle parole si è passati ai fatti con la costituzione dello Statuto ufficiale. Al vertice societario si insediò il presidente Cosimo Cicala, affiancato da Giuseppe Di Natale nel ruolo di vicepresidente e da Paolo Spadaro nella doppia, cruciale veste di segretario-cassiere. Insieme a loro, a firmare l’atto di nascita e a dare linfa originaria al progetto, i soci Concetto Crisafulli, Antonino Santoro e l’altro cugino Giuseppe Di Natale.
Era nata una realtà calcistica destinata a diventare la più gloriosa e duratura del borgo collinare. Come non citare, altri protagonisti, Concetto Crisafulli, Onofrio Trovato, Roberto Crisafulli, Enzo Albano, Salvatore Cisto, Giovanni Noto, nelle ultime stagioni Nuccio Saglimbeni e Salvatore Bottone.
La cavalcata: dalla Terza alla Prima Categoria
Cosimo Cicala, nella doppia veste di giocatore simbolo sul campo e di presidente appassionato dietro la scrivania, ha saputo coordinare una macchina perfetta. Accanto a lui, il nucleo dei fondatori è stato supportato negli anni dall’energia del vulcanico e inarrestabile DS Vittorio Tamà e dalla presenza silenziosa dietro le quinte ma sempre incredibilmente incisiva di Nino Santoro, pilastri insostituibili del miracolo societario. Dai campi polverosi della Terza Categoria, il Casalvecchio ha iniziato a correre e a stupire. La prima grande svolta della storia giallorossa porta la firma di un casalvetino doc in panchina: mister Alessandro Moschella. L’ex giocatore delle giovanili del Genoa, tornato a casa per guidare i suoi ragazzi, firma il primo storico traguardo: sabato 14 aprile 2018, il Casalvecchio Siculo festeggia la matematica promozione in Seconda Categoria. Negli spogliatoi esplode la gioia vera, un mix indimenticabile di champagne, musica e cori a squarciagola.
Ma il capolavoro era solo all’inizio. L’anno successivo la matricola terribile compie un miracolo ancora più grande. È domenica 28 aprile 2019 quando la riviera jonica scrive un’altra pagina sportiva leggendaria: battendo ogni pronostico, il Casalvecchio Siculo fa la storia e vola per la prima volta in Prima Categoria. Un approdo che proietta il piccolo borgo jonico di fronte a piazze storiche, blasonate e demograficamente dieci volte più grandi. Proprio qui si tocca un altro punto altissimo del club: con mister Giancarlo Miuccio in panchina, il Casalvecchio va ad un soffio dal vincere il campionato, dominando il gioco e sognando la Promozione. Solo la lotteria dei play-off, purtroppo sfortunati, nega il salto ulteriore, lasciando però intatto l’orgoglio di un’impresa memorabile. Dopo l’importante ciclo di Miuccio, la penultima stagione sportiva viene affidata alla guida di mister Seby Perrone, che traghetta la squadra con determinazione in un girone sempre più competitivo e difficile.
Quei numeri stratosferici sul tetto d’Italia
Che il pianeta Casalvecchio facesse sul serio lo si è capito subito, guardando i tabellini e le classifiche. Questa piccola realtà non si è limitata a partecipare, ma ha scritto record stratosferici destinati a rimanere scolpiti nei “Primati Calcistici” nazionali. Il capolavoro assoluto, un campionato irripetibile, si registra nella stagione di Terza Categoria 2017/2018. I ragazzi di mister Alessandro Moschella mettono in piedi un cammino da record che polverizza il girone messinese, conquistando la promozione con diverse giornate d’anticipo. I numeri finali sono da capogiro: 65 punti complessivi, 21 vittorie, 2 pareggi e “zero” sconfitte. Un rullino di marcia perfetto, frutto di 80 gol fatti e appena 22 subiti, che decreta matematicamente il miglior attacco, la miglior difesa e lo status di unica squadra imbattuta del girone. L’eco di questa impresa supera immediatamente i confini provinciali e regionali per prendersi la ribalta della cronaca sportiva nazionale. Il Casalvecchio Siculo entra di diritto in un club esclusivissimo: si laurea come una delle sole 17 squadre su tutto il territorio italiano a chiudere il campionato da imbattuta, sedendosi allo stesso tavolo di pochissime e selezionate realtà (tre lombarde, due calabresi, campane, venete e abruzzesi, una marchigiana, pugliese, toscana, emiliana e sarda).
Non solo: la compagine di Cicala detiene in quell’anno un primato nazionale solitario e pazzesco, ovvero quello di aver vinto il proprio torneo con ben +15 punti di vantaggio sulla diretta inseguitrice. Il vizio di stupire è rimasto intatto anche al piano superiore. Nella stagione 2023/2024, nel durissimo girone D di Prima Categoria, il Casalvecchio si è fregiato di un altro “titolo” pesantissimo: quello di Re dei Derby Jonici. In un girone infuocato che vedeva la presenza di ben sei compagini del comprensorio messinese (tra cui Furci, Santa Teresa e Rocchenere), i giallorossi sono stati la formazione capace di conquistare più punti in assoluto negli scontri diretti, dimostrando sul campo di non avere paura di nessuno e di saper esaltarsi nelle partite più sentite.
Una comunità nomade e unita: la casa “ritrovata” e i tifosi eccellenti
Una delle più grandi dimostrazioni d’amore di questa storia sta nel fatto che la squadra sia stata seguita con devozione dall’intera comunità nonostante un enorme ostacolo logistico: a Casalvecchio Siculo, infatti, non esiste un terreno di gioco regolamentare. Per questa ragione, i giallorossi hanno dovuto vivere da nomadi, giocando i primi anni di attività tra il Comunale di Bucalo, il “Luigi Papandrea” di Furci Siculo e il Comunale di Antillo. Solo in seguito la squadra ha trovato la sua fissa e definitiva dimora nel ristrutturato impianto del Comunale di Bucalo. La distanza geografica non ha però mai frenato la passione del paese. Sulle tribune, a seguire fedelmente le gesta dei calciatori casalvetini, la presenza del pubblico era intergenerazionale e istituzionale: fianco a fianco, sugli spalti, non mancava mai il primo cittadino Marco Saetti, sempre in prima linea a sostenere il progetto.
Un entusiasmo indimenticabile: la marea dei “The Warriors” e la generazione in maglia rossa
Se il Casalvecchio Siculo è riuscito a compiere queste imprese lontano dalle proprie mura, il merito è stato indubbiamente del suo storico dodicesimo uomo in campo: The Warriors. Guidato con carisma dal capo ultras Marco Nicita, questo gruppo organizzato è diventato il vero motore emotivo della squadra. Nei primi anni l’entusiasmo era qualcosa di indescrivibile: gli spalti si riempivano di tantissime donne e ragazzini tra i 6 e i 10 anni fieri di indossare i colori sociali. Ed è proprio tra queste tribune che si sono vissute le scene più genuine, quelle che restano tatuate nella memoria collettiva. Come quella volta in cui una bimba di appena quattro anni, con addosso la maglia numero “12” che le pendeva fin sotto le ginocchia, si rivolse alla madre dicendo: “Mamma non andiamo a letto, dobbiamo festeggiare la squadra, i nostri calciatori!”. Una frase simbolo che racconta perfettamente come il Casalvecchio sia entrato nelle case, nei cuori e nei sogni dei più piccoli, diventando una vera e propria scuola di vita e di aggregazione.
Impossibile poi dimenticare le colonne sonore di quel tifo: gli assoli di tromba di Elia Crisafulli che davano la carica, il calore e il ritmo battuto dai tamburi di Lama Andrea, e l’inconfondibile figura di Daniele Chillemi intento a sventolare un’enorme bandiera giallorossa. A differenza di tutte le altre tifoserie locali, poi, c’era quel tratto distintivo unico ed esclusivo: nelle gare casalinghe, l’ingresso in campo della squadra veniva salutato dallo scoppio di spettacolari mortaretti. E la cosa non si fermava lì: ad ogni singolo gol del Casalvecchio, al di là del boato del pubblico, scattava un vero e proprio rito abituale che vedeva protagonista il vulcanico Vittorio Tamà, pronto a salutare la palla in rete proprio a colpi di mortaretti. Anni fantastici, destinati a rimanere scolpiti nella storia del calcio dilettantistico.
Il rito del giovedì: maccheroni, salsiccia e cori
C’è però un altro segreto che ha reso il Casalvecchio una vera famiglia, ed è custodito lontano dal rettangolo verde. Per tutti i dieci anni di attività, una caratteristica fissa e immancabile sono state le innumerevoli “cene” del giovedì a metà settimana. Giocatori, staff tecnico, dirigenti e tifosi si ritrovavano regolarmente attorno alla stessa tavola. Il menu era una tradizione sacra: fiumi di maccheroni, salsiccia e carne alla brace. Ma il piatto forte era il rituale finale: a fine pasto, tutti insieme, ci si alzava in piedi per intonare canti e cori della squadra. Era in quei momenti, vissuti in un clima intimo, festoso e genuinamente familiare, che si cementava il gruppo e si costruivano le vittorie della domenica. Il calcio inteso come unione, socializzazione e pura passione.
Il salotto del borgo: la sceneggiatura perfetta di inizio stagione
Nel segno della tradizione, il Casalvecchio Siculo ha sempre iniziato ogni stagione sotto i migliori auspici. Alla vigilia di ogni campionato, andava in scena una serata speciale che mostrava l’eccezionalità assoluta di questo “pianeta” sportivo. Tutto si apriva con la partecipazione alla messa e la speciale benedizione del primo, grande tifoso della squadra: il parroco Don Alessandro Malaponte, che apriva con orgoglio le porte della Chiesa del Patrono Sant’Onofrio per proteggere e incoraggiare i ragazzi.
Poi, la festa si spostava nel salotto cittadino. Non dentro un freddo locale, ma nel cuore pulsante del borgo medievale: nella piazza adiacente il Palazzo Comunale, in mezzo alla sua gente. Lì veniva allestito un maxischermo dove passavano le immagini, i gol e le emozioni della stagione appena conclusa, in un clima di fratellanza e profonda amicizia. Il momento clou sembrava scritto da un regista cinematografico. In perfetta sintonia, quasi a voler evocare la celebre frase “Al mio segnale scatenate l’inferno”, nel cuore di Casalvecchio si scatenava lo spettacolo coreografico dei tifosi. Un abbraccio totale ai propri beniamini fatto di cori, fumogeni e interminabili giochi pirotecnici che illuminavano la pietra antica del borgo. Infine, l’immancabile e tradizionale taglio della torta, a sancire l’inizio di una nuova avventura.
L’ultima stagione e il profumo di smobilitazione
L’ultimo capitolo di questa storia è stato scritto sotto la guida di mister Ciccio Carpillo. Un’annata particolare, complessa, dove nell’aria si sentiva già, purtroppo, il profumo di una smobilitazione inevitabile. Eppure, l’orgoglio giallorosso ha fatto la differenza ancora una volta: Carpillo e i suoi uomini hanno stretto i denti e isolato lo spogliatoio, conquistando con diverse giornate d’anticipo una salvezza tanto straordinaria quanto amara. È stato l’ultimo regalo alla tifoseria, prima che la dirigenza prendesse la decisione più difficile. Il calcio dilettantistico è cambiato, i costi sono diventati insostenibili per le piccole realtà e lo spopolamento dei borghi rende sempre più difficile trovare forze fresche. Con grande maturità, si è preferito chiudere la storia mantenendo intatta la categoria e il rispetto sportivo, piuttosto che trascinarla nel declino.
“Sono stati i dieci anni più pazzi, intensi e indimenticabili della nostra vita”, è il pensiero che accomuna la dirigenza, i tifosi e il gruppo ultras in queste ore di nostalgia. Cala il sipario, i riflettori si spengono e i borsoni si chiudono per l’ultima volta. Ma i gol, la presidenza di Cosimo Cicala, l’impegno originario e costante di Paolo Spadaro, dei cugini Di Natale, di Crisafulli e Santoro, la fedeltà del sindaco Saetti e la benedizione di Don Alessandro Malaponte rimarranno impressi per sempre .Insieme a loro, resteranno nella memoria le storiche giornate del 14 aprile 2018 e del 28 aprile 2019, i record nazionali da imbattuti, il primato nei derby, le intuizioni dei mister, le note di Elia, Andrea e Daniele, le grandi abbuffate del giovedì, la splendida piazza medievale in festa e il fragore dei mortaretti dei The Warriors guidati da Marco Nicita. Grazie, Casalvecchio. È stato un viaggio bellissimo che rimarrà nella storia.