Il calcio dei dilettanti, flagellato dal virus della violenza sui campi di gioco in particolare nel Meridione e – ahinoi – addirittura in proporzioni esponenziali in Sicilia, dopo ripetuti, disperati segnali di allarme corre ai ripari. Piovono da Roma le nuove disposizioni, più che restrittive, elaborate dal Consiglio Federale e subito attuative.
Come dire che alla ripresa dei campionati in questo week end chi sbaglia pagherà un conto salatissimo: le società di riferimento degli aggressori degli arbitri saranno condannate alla cancellazione dell’esonero dalle spese arbitrali. Superandosi ben determinati limiti, le società dell’Eccellenza dovranno versare 210 euro per ciascuna partita interna rimanente, quelle della Promozione 200, quelle della I Categoria 70, quelle della II, del campionato girl e della C1 di calcio a cinque 60, quelle della III 55.
Ma scendiamo nei particolari, chiedendo lumi all’ingegnere Santino Lo Presti, massimo esponente appunto della Federcalcio nell’Isola: “Sono state fissate queste regole: scatta la tagliola del pagamento delle spese arbitrali per le società che subiscano 8 giornate di squalifica per un singolo giocatore; 4 mesi di squalifica per un giocatore o un allenatore; 4 mesi di inibizione per un dirigente, un socio o un aggressore riconducibile alla società; 6 mesi complessivi di squalifica per calciatori ed allenatori; 6 mesi di inibizione per dirigenti, soci e non soci”.
Un monito severissimo per le società? “Proprio così, anche se, nel bandire la violenza, è necessario sottoporre tali disposizioni ad un rodaggio, pur precisando che i club sono punibili soltanto allorchè le sentenze non saranno più appellabili. Sono convinto peraltro che ci si accorgerà che spesso le società rischierebbero di pagare conti incontrollabili, per l’atteggiamento provocatoriamente violento dei tesserati”.
Quali gli accorgimenti proponibili? “Suggerirei di analizzare l’ipotesi di punire drasticamente i tesserati autori di violenza con la confisca delle competenze pattuite con la società a titolo di rimborso-spese. Avevo ricorso a questo efficacissimo atteggiamento quando, da presidente del Grotte nell’Eccellenza, ai giocatori o tecnici squalificati – nel ribadire l’obbligo tassativo alla frequenza negli allenamenti – decurtavo l’equivalente temporale del pattuito. E poi proporrei di rapportare le misure restrittive anche ai parametri della Coppa Disciplina”.
Quali i connotati del suo calcio? “Deve avere un ruolo sociale, veicolando messaggi positivi, pur nella rincorsa alla conquista dei tre punti. Gli stadi non sono arene per gladiatori, ma luoghi di incontro sociale, nel quale ci si deve superare in un combattimento leale. Perché nel basket, nel volley e nella pallanuoto anche diecimila spettatori assistono disciplinatamente e gli atleti non ricorrono a calci e pugni? Invertiamo anche nel calcio il modo di pensare ed operare, non autoflagellandoci, bensì costruendo tutti uniti”.