Il momento di pura follia calcistica alla fine è costata cara alla Società del Messinaudace, non solo di aver perso la finale play-off per accedere in Seconda Categoria (perdita della gara per 0-3 in favore del Venetico), subire la multa di 200,00 Euro “per aver propri sostenitori introdottisi nel terreno di gioco, tentato di aggredire l’arbitro e gli assistenti, non riuscendovi” e la squalifica per diversi anni per alcuni tesserati (ben sette) puniti per il loro comportamento in campo ai danni del direttore di gara:
Piero Scarlato, Lorenzo Carcame e Giuseppe Iovino squalificati per cinque anni fino al 3 Giugno 2017, con l’obbligo del risarcimento dei danni all’arbitro, se richiesti; Due anni di squalifica fino al 3 Giugno 2014 per i giocatori: Andrea Carbonaro, Francesco Amendola e Giuseppe Cambria. Mentre il dirigente della Società Giuseppe Spanò è stato squalificato per cinque mesi fino al 31 ottobre 2012 “per aver assunto contegno gravemente offensivo e minaccioso nei confronti dell’arbitro e degli assistenti”;
Cosa è successo durante la finale play-off di terza categoria – Girone A lo scorso 3 Giugno 2012 al Comunale di Venetico tra la squadra locale del Venetico e Messinaudace, gara sospesa al 36’ del secondo tempo sul risultato di 1-0 per i padroni di casa per incidenti. Riportiamo integralmente quanto riportato dal comunicato ufficiale:
“al 5’ del 2° tempo il Sig. Scarlato Piero n. 10 della Società Messinaudace veniva espulso dall’arbitro per aver contegno offensivo e minaccioso nei confronti di quest’ultimo, dopo la convalida della rete da parte della Società Venetico. Assunto il provvedimento disciplinare l’arbitro, veniva prima rincorso per diversi metri e poi, una volta raggiunto, colpito da un violento calcio alla gamba sinistra che gli procurava forte dolore e contusione alla regione calcaneale/achillea (come da referto medico allegato). Prestati i soccorsi all’arbitro ed allontanato con fatica l’aggressore, la gara veniva ripresa.
Al 32’ del 2° tempo l’arbitro, dopo aver accordato un calcio di rigore alla società Venetico, veniva accerchiato da quasi tutti i calciatori della società Messinaudace, cercando di farlo desistere dall’assumere tale decisione. Costretto ad indietreggiare, in quanto spintonato da vari calciatori riusciva a riconoscere il calciatore n. 18 della società Messinaudace, Carcame Lorenzo, il quale prima, lo minacciava e, dopo, tentava di clpilrlo con diversi calci non riuscendo nel suo tentativo perché l’arbitro a scappare; dopo averlo inseguito per quasi tutto il campo riusciva a colpirlo con un violento calcio al braccio sinistro, provocandogli forte dolore ed eritema cutaneo (come da referto medico allegato). Il Carcame, toltosi la maglia, tentava nuovamente di colpire l’arbitro e di attingerlo con spunti, non riuscendovi perché quest’ultimo riusciva a divincolarsi. L’aggressore veniva trattenuto ed allontanato a viva forza da tesserati di entrambe le società.
L’arbitro, impossibilitato ad assumere i dovuti provvedimenti disciplinari e, non essendo più nelle condizioni psicofisiche di continuare l’incontro decideva di sospendere definitivamente l’incontro. L’arbitro, cercava di guadagnare la strada degli spogliatoi, ma veniva nuovamente fatto oggetto di minacce da parte di numerosi giocatori della società Messinaudace; tra questi riconosceva il n. 10 Scarlato Piero, precedentemente espulso, il quale cercava di colpirlo con calci e pugni, non riuscendoci, che però riusciva ad attingerlo con sputi al braccio destro. Nel frattempo nella zona antistante gli spogliatoi era penetrato un gruppetto di sostenitori della Società Messinaudace (5 persone circa) che minacciava arbitro ed assistenti, uno dei quali cercava di colpire l’arbitro con la bandierina del calcio d’angolo.
Intanto, anche il calciatore n. 2 della società Messinaudace, Iovino Giuseppe, comincava ad inseguire l’arbitro, cercando di sgambettarlo da dietro mentre questi correva. Riusciva, però, a colpirlo con un violento calcio al braccio destro procurandogli forte dolore e lesione da graffio (come da referto medico allegato).
Anche i calciatori n. 3 della società Messinaudace, Carbonaro Andrea e n. 4 Amendola Francesco, cercavano di colpire l’arbitro con calci e pugni, non riuscendoci perché questi riusciva a divincolarsi e scappare.
Anche il collaboratore della società Messinaudace, Spanò Giuseppe, assumeva contegno gravemente offensivo e minaccioso nei confronti dell’arbitro.
L’arbitro dopo aver corso per qualche minuto riusciva a trovare rifugio e difesa nella panchina della società Venetico dopo gli facevano scudo alcuni dirigenti di quest’ultima società. Nonostante ciò subiva nuovamente un tentativo di aggressione da parte del calciatore n. 8 della società Messinaudace, Cambria Giuseppe, che avvicinandosi minacciosamente cercava di aggredirlo e lo attingeva con uno sputo alla gamba destra.
Rimasto a ridosso della panchina della società Venetico, assistito da calciatori e dirigenti della società Venetico, riusciva a rientrare negli spogliatoti unitamente agli assistenti, dopo 10 minuti circa, anche perché nel frattempo era intervenuta una pattuglia dei Carabinieri che era riuscirta a ristabilire l’ordine. Alle ore 19,50 arbitro ed assistenti lasciavano l’impianto di gioco, scortati da Carabinieri, fino al Casello autostradale di Rometta. L’arbitro, dopo aver fatto rientro alla propria abitazione, accusava forte dolore alla gamba sinistra ed al braccio destro; quindi, decideva di recarsi al Pronto Soccorso del Policlinico Universitario dove veniva visitato e refertato, come da allegato. Sancita la responsabilità della Società Messinaudace, per il comportamento aggressivo messo in atto dai propri tesserati che hanno causato la sospensione della gara”;