Dalla gavetta dilettantistica alla favola del Messina e della Nazionale
La serata è iniziata riannodando i fili di una carriera costruita interamente sul sacrificio. Dai primi calci nelle società dilettantistiche di Palermo fino al settore giovanile rosanero, dove ha esordito in Serie B a soli 18 anni — un debutto definito dallo stesso Parisi «indimenticabile in negativo, ma da cui si va sempre avanti» —, la strada non è stata in discesa.
Dopo momenti di difficoltà e il rischio di rimanere senza squadra, la svolta è arrivata grazie al supporto di compagni di spogliatoio lungimiranti (come Massara e Bonaiuti) che lo hanno portato alla Reggiana, passando poi per la Triestina. Ma il grande capitolo della sua carriera si è scritto a Messina: con i giallorossi, Parisi è stato l’assoluto protagonista della storica promozione in Serie A nel 2004 dopo decenni di attesa, un’impresa resa possibile da una società strutturata (i fratelli Franza) e da un gruppo solido. Traguardi che lo hanno portato a indossare la prestigiosa maglia della Nazionale italiana, partendo esattamente come i bambini presenti in sala: dai campi di periferia e tanta gavetta, uniti a quel celebre e formidabile sinistro.
Il valore fondamentale dell’umiltà
Archiviato il passato da professionista, Parisi ha spostato il focus sul presente e sul senso autentico dello sport, mettendo al centro un concetto chiave: l’umiltà
«L’umiltà è una dote che può portare a resistere e a diventare chi si vuole distinguere in ogni campo. Penso che sia una delle doti più difficili da portare avanti, più difficili da rimanere saldi con i propri valori, risultando magari a volte la parte debole. Però penso che sia una dote che hanno in pochi e quindi su questo me ne vanto, sono contento e orgoglioso che mio figlio possa avere anche questa caratteristica.»
L’ex difensore ha ammesso che scegliere la via della modestia comporta un percorso a ostacoli («più sei umile, più sei buono e più si hanno difficoltà nel proprio percorso»), ma ha ribadito con forza che, alla lunga, la coerenza e l’onestà vengono sempre ripagate.
Il legame speciale con il calcio giovanile e le sfide del territorio
Passando poi al suo impegno attuale, Parisi ha raccontato cosa significhi occuparsi dei più piccoli e guidarli nella crescita sportiva e umana. Oggi, il mondo di Parisi è fatto di campi di periferia e di scuola calcio. Un impegno vissuto con totale dedizione:
«Chi si occupa dei ragazzi deve avere una dote ben precisa. Mi è sempre piaciuto, anche quando giocavo, essere di supporto ai ragazzi più giovani. Mi viene più difficile lavorare con gli adulti, perché con i giovani è qualcosa che devi avere dentro. E questo ancora oggi mi porta tantissime soddisfazioni.»
Le insidie del calcio e la speranza per il territorio
Pur riconoscendo che il mondo del calcio riserva non poche insidie — fatti di ambienti difficili, compromessi, passi indietro e grandi rinunce — Parisi ha sottolineato come tutto venga ripagato nel momento in cui ci si scontra con l’entusiasmo dei ragazzini, pronti a imparare e a inseguire i propri sogni, proprio come i giovani atleti cresciuti nella realtà di Savoca.
In chiusura, l’ex difensore ha rivolto un augurio speciale alla società e all’intero territorio:
«Spero che questa provincia, Savoca, per storia — ma come tutte le altre province — possa essere da serbatoio per quello che potrebbe essere il Messina e per chi ha le possibilità di arrivare nel professionismo, in un lavoro che diventa di collaborazione. Questo è l’augurio che vi faccio e che mi faccio.»
La serata si è poi conclusa tra gli applausi e l’entusiasmo dei giovani calciatori dell’ASD Savoca, i sorrisi dei giovanissimi atleti in attesa dell’autografo e la consapevolezza che, per costruire il futuro, bisogna ripartire dai sani valori dello sport.
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