Adesso la data storica del 9 giugno 2002 sembra ancor più lontana perché 24 anni fa il Paternò allenato da Pasquale Marino conquistava la promozione in Serie C1 (presidenza Lo Bue, con un ds ispirato e capace come Ciccio Sotera, adesso al servizio dell’Inter). Oggi il sodalizio non s’è neanche iscritto al campionato di Eccellenza dopo una rovinosa retrocessione dalla Serie D. Una piazza illustre del calcio meridionale, dunque, ammaina bandiera dopo essere stata giudicata quella che, con Marino in panca, proponeva il calcio più bello d’Europa (un servizio storico del quotidiano “L’Unità” fece epoca).
Adesso ogni traccia attuale è sparita. E a Paternò gli sportivi discutono amaramente. Con rimpianto per quello che era stato scritto in precedenza. Con delusione perché l’ultima gestione non è riuscita ad avere appeal con la città e i risultati sono stati davvero deludenti anche sul campo.
Il presidente dell’ultima annata, Kirdy, è sparito. La sua pagina social ha ancora lo stemma del Paternò calcio ma non viene aggiornata da fine 2025. La pagina del club s’è arenata alla fine della stagione. In città ci sono stati tentativi di arrivare quanto meno a un’iscrizione all’Eccellenza coinvolgendo forze locali, ma tutto è naufragato nonostante qualche calciatore che aveva indossato la maglia negli ultimi mesi, fosse anche disponibile a firmare le liberatorie e non mettersi d’intralcio.
Anzi il titolo di Eccellenza starebbe per essere ceduto al Bronte che ripartirà, dunque, dal campionato che avrebbe dovuto disputare la società rossazzurra. Si aspettano novità nelle prossime ore in questo senso.
Tra i tifosi c’è silenzio. Rabbia. Riflessione. Forse ripartire da zero con una base solida sarebbe una soluzione praticabile. Ma in città i commissari dovrebbero affrontare anche alcuni problemi che riguardano per esempio lo stadio che necessita di interventi anche importanti.
Le forze locali si sono rivolte a Ivan Mazzamuto che negli anni passati, prima dell’arrivo della proprietà straniera, aveva gestito con poche risorse e tanto entusiasmo il Paternò. Ma fino a questo momento non sembra maturato un intervento da parte dell’imprenditore etneo, stimato non solo dall’ambiente locale. Forse, in extremis, verrà creato qualcosa per ripartire dall’ultima categoria federale, ma per ora trapelano davvero poche novità.
Il verdetto di qualche giorno fa – la non iscrizione del Paternò – è stato impietoso nonostante il comunicato volutamente notarile del presidente della Lnd Sicilia, Sandro Morgana. Due sole società non sono state iscritte al campionato d’Eccellenza. Una di queste è il Paternò. Il salto in D del patron Ivan Mazzamuto, con grande dispendio di energie, ha fatto seguito all’allarme che mise a rischio, nell’estate 2025, l’iscrizione al campionato. Poi avvenne il passaggio di consegne, ma la scorsa stagione si è subito trasformata in un calvario nonostante si siano alternati in panchina due allenatori di carisma e preparati sotto il profilo tattico come Peppe Mascara e Francesco Millesi.
Piuttosto che accadrà in futuro? Per ora c’è un silenzio associato a rabbia e dolore, ma qualcosa deve muoversi per ripartire dal basso e soprattutto con progetti solidi e impianti funzionanti.
La bandiera del calcio cittadino (insieme con il tecnico Angelo Busetta) è Ciccio Pannitteri, ragazzo prodigio che nel 1980 esordiva già nel calcio importante proiettandosi verso una carriera che l’ha visto protagonista anche in Serie B: «Viviamo la fase più buia del calcio a Paternò, non ricordo momenti peggiori di questo.
A Paternò ho fatto tutto: giocatore, atleta, dirigente. Non ci sono i presupposti per rinascere. Con il patron Mazzamuto abbiamo parlato spesso di ripartire dal basso, ma senza le strutture appare impossibile adesso pensare di creare qualcosa anche da zero. Avevamo strutturato, anni fa, anche il vivaio. Ma i ragazzi adesso dove si allenerebbero? In tanti stanno lasciando Paternò per giocare a Catania o in altre cittadine meno distanti. E mi piange il cuore quando mi chiamano i genitori chiedendo consigli sul modo in cui far continuare i figli e soprattutto dove farli giocare. A questo punto spero che una pausa possa far rinascere quel moto d’orgoglio all’ambiente. E se sarà sistemato lo stadio Falcone e Borsellino magari si potrà ripartire con un nuovo progetto costruendo fondamenta solide».
di “Giovanni Finocchiaro -La Sicilia.it



