Un amore che dura da 29 anni prima nelle vesti di giocatore poi da allenatore. Come tutti i giovani sin da piccoli, anche lui andava dietro ad un pallone, ad un certo momento gli viene presentato uno sport che rispetto al Calcio, alla Pallavolo o Basket rientra nella categoria di Sport Minori, ed è stato subito colpo di fulmine, da quel fatidico Dicembre 1984 sono passati tanti anni sino ad arrivare ai giorni nostri , una vita tra passione, sacrifici, amarezze e tante soddisfazioni ad uno sport di cui si è innamorato a prima vista: stiamo parlando del messinese Giacomo Spignolo e dell’Hochey su prato.
Uno sport minore che non ha da invidiare niente a nessuna altra disciplina, una realtà dove ci sono storie come quella di Giacomo Spignolo, imprese sportive compiute dalle varie Società (dall’Eagless al Cus Messina) che dovrebbero fare inorgoglire tutti i messinesi. La domanda nasce spontanea per Giacomo Spignolo:
Da dove nasce la passione per uno sport non popolare? “ La mia passione verso questo sport nasce nel lontano 1984 quando presso l’Oratorio Domenico Savio di Messina ad alcuni ci fu presentata questa nuova realtà sportiva per lo più sconosciuta a molti, e per uno come me che all’epoca giocava anche a calcio come altri miei ex compagni la prospettiva di fare questo sport non ci prese subito, ma devo dire che dopo aver provato le similitudini con il calcio erano assai evidenti, in molte cose come le dimensioni del campo la regola di giocare 11 contro 11 con gli stessi ruoli e all’epoca anche con la regola del fuori gioco, ma giovani che praticavano il calcio a buoni livelli non ci fu difficile capire quanto meno l’aspetto tattico del gioco un po’ meno quello tecnico visto che al posto di una pallone si giocava con una mazza e una pallina, ma da quel Dicembre 1984 io questo fantastico sport non l’ho più abbondato giocando fino al 2005 e insegnarlo a tante generazioni in questi 29 anni”.
Fare sport a Messina non è stato sempre facile, l’Hochey è diventato una realtà grazie all’attività del Cus? “Si. Fare Sport a Messina è inutile negarlo è stato e lo è anche oggi sempre difficile, figuriamoci all’inizio quando partimmo con questa disciplina che doveva togliere spazio al calcio, sia per le partite di campionato che per gli allenamenti. Furono anni difficili non si riusciva ad avere un campo fisso, si passava dal mitico Campo Peloritano di San Michele, a quello della Pirelli di Villafranca per finire a quello del 24° Artiglieria e li che ci fù il primo grande risultato per questo sport a Messina”.
Arriva la prima promozione? “Era il 1988 l’ Eagleas Messina ottenne la promozione nel campionato di Serie B Nazionale, campionato che fu disputato nel campo di Cristo Re. Ma in quegli anni all’orizzonte cominciavano a spuntare i primi campi in sintetico che di fatto rivoluzionò questa disciplina, come sempre accade quando le altre realtà italiane si adoperavano, la nostra società di allora resto immobile visto il completo disinteresse della classe politica di allora, questo stato di cose portò in me una via possibile da seguire , la strada giusta era quella di creare la sezione di Hockey nel Cus Messina”.
La nascita del Cus Messina è stata agevole oppure…… “All’inizio non fu facile anzi, ma non mi persi d’animo e nel 1999 insieme a Roberto Raco creammo l’HC Messina che in quell’anno disputò solo l’attività Indoor oltre il campionato giovanile prato Under 14, fu una grande soddisfazione quando nel 1991 il Cus ci aprì le porte e con la nascita della Cittadella Universitaria che nel progetto prevedeva anche un campo in erba sintetica il sogno sembrava che si stesse realizzando, il Cus ci mise comunque a disposizione da subito il Campo Arsenale dove forse tanto di quello che c’è oggi è nato proprio sul quel polveroso campo teatro di tantissimi sfide emozionanti fino all’anno 2000 quando finalmente si comincio a giocare in un vero campo di hockey quale era quello della Cittadella, sul sintetico della Cittadella nel 2008 otteniamo il risultato più prestigioso la promozione in serie A2.
La gioia della Promozione viene subito assopita dal campo di gara? “ E’ vero, il campionato non si è potuto disputare a Messina in quanto la Federazione non diete l’omologazione se non venivano fatti dei lavori, lavori che purtroppo non furono mai eseguiti dai nuovi gestori dell’impianto universitario che passo dal Cus Messina a Unime Sport, su quel campo si è giocato fino allo scorso Campionato, poi decisioni interne ad Unime Sport hanno portato alla distruzione del campo di Hockey e alla creazione di campi di calcetto, oggi giochiamo a Catania ma la squadra si chiama Messina,,,,,,e questa è storia di oggi”.
Lei è un esperto come fa un giovane ad appassionarsi di hochey, soprattutto in una realtà del sud dove le srutture sono quelle che sono? “Come ho detto prima la disciplina dell’Hockey è difficile nel suo approccio iniziale, ma chi l’ama lo farà per sempre, io in questi anni devo dire che sono stati pochissimi i giovani che hanno lasciato, certo al Sud tutto questo è tutto più complicato in primis per la mancanza come detto di un impianto che possa avvicinare più giovani possibili a questa disciplina.”
Una delle caratteristiche del vostro Club è il settore giovanile base per la prima squadra, dove negli anni avete vinto diversi titoli e partecipazioni a finali regionali? “Si la forza del nostro sport è stata sempre quella sempre di crede fortemente nel settore giovanile, settore che curo personalmente da tantissimi anni, so che per avere futuro in qualsiasi sport bisogna creare delle solide basi e noi oggi possiamo dire di averle ben salde, le vittorie fanno parte di un duro lavoro che ci ripaga dei tanti sacrifici”
Il movimento dell’hockey a Messina e provincia è in forte crescita? “Il movimento a Messina e nella sua provincia è stato sempre ai vertici nel panorama regionale e soprattutto in quello nazionale con le due formazioni Giardinesi, l’HC Raccomandata e l’HC Giardini hanno partecipato ai massimi campionati di serie A, e la PGS Don Bosco di Barcellona sempre in prima linea specie nei campionati giovanili”
In questi anni, tenendo fede sempre alla passione verso l’hockey, ha avuto momenti in cui ha detto “adesso lascio”? “Il momento di voler lasciare tutto si ci è stato, proprio in questi ultimi anni con la gravissima situazione finanziaria del Cus Messina, non ultima con la disavventura della perdita del nostro campo”
In questi anni un aneddoto positivo che le rimasto impresso, di contro quello che non vorrebbe mai ricordare? “L’immagine più bella che non potrò mai dimenticare è la felicità che vidi nei ragazzi quando ottenemmo la promozione in serie A2 nel 2008, furono momenti che mai nessuno potrà dimenticare. Il momento più brutto è stato quello dello scorso mese di Marzo quando fu deciso di mettere in liquidazione un sodalizio storico come il Cus Messina, tantissimi anni di storia finiranno come neve al sole, ed il Cus Messina sarà ricordato sempre non per i risultati sportivi ottenuti ma per le disgrazie di carattere economico che nessuno dei settori sportivi ha causato”.
Il Cus oltre l’attività sportiva, ha visto il suo impegno anche nel sociale organizzando dei Memorial? “Non ha senso oggi commentare questo punto”.
Lei ha dato tanto all’hockey. L’hockey alla persona di Giacomo Spignolo cosa ha dato? Posso affermare senza dubbio che l’hockey a Giacomo Spignolo ha dato tantissimo e spero che ancora qualcosa possa darmi, io a questo sport ho dato in questi quasi 30 anni tutta la mia passione, la mia esperienza, il mio forse sapere stare insieme ai giovani, ho allenato come detto tantissimi giovani ma l’emozione che ancora oggi sento più forte è quella di cominciare ad allenare chi per la prima volta impugna una mazza di hockey e vederlo felice per qualcosa di nuovo, questo e l’Hockey”.