Sulla conclusione del secondo giorno di sciopero della fame del calciatore del Siena, Emanuele Pesoli, incatenato davanti alla sede romana della Federcalcio per chiedere un confronto con i suoi accusatori Filippo Carobbio e Carlo Gervasoni – dopo la squalifica di tre anni rimediata per la presunta combine di Siena-Varese del maggio 2011 – un altro calciatore ha iniziato la sua protesta in via Allegri: è l’ex attaccante del Mantova, Maurizio Nassi.
Le motivazioni del suo sciopero partito nel pomeriggio, però, sono diverse da quelle di Pesoli che ha sempre ribadito la sua fiducia nella giustizia sportiva, limitandosi a chiedere un confronto con i suoi accusatori in aula.
“Voglio un confronto con il presidente della Figc, Giancarlo Abete: il processo che ho subito non è giusto”, ha riferito il calciatore che, a differenza di Pesoli che ricorrerà in secondo grado, si é già visto confermare a luglio la squalifica di tre anni dalla Corte di Giustizia federale per illecito nella presunta combine di Ancona-Mantova del 30 maggio 2010.”Avevo pensato a un gesto forte. Confidavo però nel secondo grado di giudizio, ma non ti danno modo di difenderti – ha continuato -. Non ho mai preso un centesimo, voglio soltanto continuare a fare il mio lavoro che, in 20 anni di carriera, ho sempre fatto in maniera corretta”.
Mentre Pesoli è assistito dalla moglie Teresa e dagli amici, Nassi si è presentato davanti alla sede della Figc da solo.”Mia moglie mi voleva seguire – ha riferito -, ma visto che è diabetica, con il caldo che fa, ho preferito che rimanesse a casa con nostra figlia. Oltre a togliere lavoro alle persone, tolgono la dignità anche alle nostre famiglie”