E’ la moda del momento. Non c’entra, però, l’estate, il mare, il nuovo costume. Quello di cui parliamo, in realtà, è un malcostume ormai generalizzato ed al quale ci si è quasi abituati.
E’ possibile secondo voi dover pagare per poter allenare una squadra di calcio? Ebbene si, perchè nel calcio dilettante e giovanile tutto gira all’incontrario, non più rimborsi e pseudo contratti per il tecnico di Settore Giovanile o Prima Squadra, ma la semplice richiesta:
“Si, per noi può venire qui ad allenare, ma quanti soldi porta? Che sponsor c’è?” E’ questa la domanda che la maggior parte dei tecnici, oggi, si vede rivolta ed alla quale spesso, fortunatamente, non c’è risposta, se non quella di attaccare quel telefono con la rabbia mal celata di chi ci mette passione e si vede chiedere questo.
Dall’inizio di giugno ad oggi diverse sono state le segnalazioni che sono arrivate alla nostra redazione di allenatori che si sono sentiti fare questa domanda. Ed allora mi chiedo: ma come è possibile continuare a parlare di crescita del Settore Giovanile, di calcio italiano che deve ripartire, quando alla base di tutto abbiamo comportamenti, ormai dati per scontati, di questo tipo?
Si va dalle prime squadre, dove i soldi da portare per una panchina (sarà d’oro??) si aggirano sulle decine di migliaia di euro, fino al settore giovanile, dove oltre alla richiesta di sponsor, in qualche occasione, c’è anche quella di giocatori da portare in dote dalla società precedente perchè, si sa, il fascino del mister è sempre intatto.
Tutto questo senza considerare l’altro malcostume, lo scorso anno diventato a tratti imbarazzante, degli allenatori esonerati, o per meglio dire, costretti ad andare via a metà stagione. Già, perchè è questo l’ultimo trend.
Funziona più o meno cosi. Il Presidente di turno ingaggia (sempre per modo di dire, l’allenatore), promettendogli un rimborso quasi sempre mai messo nero su bianco, il tecnico inizia a lavorare, fa crescere i ragazzi, ottiene i punti necessari ad ottenere praticamente la certezza della permanenza in categoria (perchè quello interessa, l’importante è essere “Elite” o “Eccellenti”), poi iniziano i problemi, allenatore messo alla berlina, aggirato, bastoni fra le ruote ecc.. fino a costringerlo ad andar via con la conseguenza che la società, da li in avanti, risparmia anche quel minimo di rimborso che aveva pattuito precedentemente (perchè di garanzie, per il tecnico, neanche l’ombra).
Ci chiediamo: in un contesto del genere, c’è ancora chi ha il coraggio di parlare di Crescita del Settore Giovanile e del Calcio Italiano?
Di Alessandro Grandoni