C’è un filo rosso che lega la piccola Akron Savoca, in Prima Categoria, al prestigioso palcoscenico dell’Eccellenza. Quel filo ha un nome e un cognome: Massimo Santoro. Per il presidente del Giarre, la conferenza stampa di presentazione della nuova stagione non è stata solo una formalità burocratica, ma un momento di profonda riflessione sulla strada fatta e su quella, ben più complessa, che resta da percorrere.
L’ascesa inarrestabile
Tre stagioni fa, Santoro arrivava da Savoca con un’idea audace: trasformare l’Akron in una realtà capace di scalare le gerarchie. Chi ricorda gli esordi sa bene che il primo anno il Giarre giocò sotto la denominazione “Akron Giarre”. Quella che sembrava una scommessa azzardata si trasformò in una cavalcata trionfale: la vittoria in Prima Categoria, seguita dal salto in Promozione e poi l’approdo, tra mille sacrifici, in Eccellenza. La salvezza ai play-out della scorsa annata, strappata con i denti in una stagione travagliata, ha cementato il suo legame con la piazza.
Dall’orgoglio di Savoca alla leggenda di Giarre: la scommessa vinta di Massimo Santoro
Il percorso di Massimo Santoro alla guida del Giarre non può essere riassunto solo con i numeri, ma con la portata della sfida che ha accettato. Quando, tre stagioni fa, il progetto Akron Savoca – la piccola realtà che rappresentava un borgo di meno di duemila abitanti – ha incrociato la sua strada con quella di una piazza dal blasone storico come Giarre, molti parlarono di una scommessa azzardata, se non di un azzardo puro.
Portare l’energia e la freschezza di una piccola comunità su un palcoscenico che, in passato, ha visto il Giarre calcare palcoscenici ben più prestigiosi, richiedeva coraggio. Santoro non ha avuto paura del confronto tra la dimensione “paesana” della sua creatura originaria e la grandezza di una città che vive di calcio.
Una scommessa vinta sul campo I fatti hanno dato ragione alla visione del Presidente. Il primo anno, sotto la denominazione “Akron Giarre”, è stato un crescendo di emozioni: dalla vittoria del campionato di Prima Categoria alla cavalcata trionfale in Promozione, fino all’approdo in Eccellenza. Quella che all’inizio appariva come una fusione coraggiosa si è trasformata, anno dopo anno, in un’identità forte e riconosciuta.
Il peso della tradizione Santoro ha saputo capire che il calcio non è solo tattica, ma storia. Gestire una piazza come Giarre significa portare sulle spalle un’eredità importante. La salvezza conquistata ai play-out la scorsa stagione, tra le mille difficoltà di un campionato vissuto sul filo del rasoio, ha rappresentato il “battesimo del fuoco” per questo progetto. È stato il momento in cui la scommessa ha smesso di essere un esperimento ed è diventata una realtà che chiede, ora, di consolidarsi.
Oggi, guardando a quel ragazzo partito da Savoca che ha saputo scalare le categorie, si capisce che la sua vera vittoria non è stata solo nei trofei alzati, ma nel fatto di essere riuscito a far sentire di nuovo il Giarre “a casa” nel calcio che conta. Non era un azzardo, era una visione: quella di un calcio che parte dalla passione autentica, quella che un piccolo borgo ti insegna, per poi applicarla con la serietà che una grande città come Giarre merita.
L’uomo dietro i numeri
Durante l’incontro con la stampa, Santoro ha voluto spogliarsi dell’armatura del “Presidente” per mostrare la passione che muove le sue scelte. A chi, con troppa leggerezza, ha messo in dubbio il suo impegno, ha risposto da uomo di sport: “Se mettessimo i soldi davanti agli interessi societari, non staremmo certo in questa stanza. Al contrario, noi i soldi ce li rimettiamo, investendo risorse e tempo per amore di questi colori”.
È un Santoro che non cerca la ribalta, ma la sostanza. La sua polemica contro le dicerie social nasconde un orgoglio ferito, ma anche la consapevolezza di chi sa che, in Italia, il calcio è molto più di un gioco: “Il nostro dovere è garantire la stabilità affinché i nostri collaboratori possano lavorare al meglio. Noi siamo i garanti di quanto promesso”.
La visione: “Non siamo qui di passaggio”
Il Presidente ha le idee chiare per questo 2026/2027. La filosofia è cambiata: basta alle partenze al buio e all’emergenza. Santoro punta tutto su una programmazione che parla di contratti pluriennali, una rarità che segna la volontà di blindare il futuro del club: “Vogliamo costruire qualcosa che duri nel tempo, onorando la storia di Giarre. La città deve dimostrarci vicinanza, non solo attraverso le parole, ma con un senso di appartenenza che faccia la differenza”.
Guardando avanti, con la consapevolezza di chi ha guidato la squadra dalla polvere dei campi provinciali all’olimpo dell’Eccellenza siciliana, Santoro lancia la sua sfida: la società è forte, i ruoli sono definiti e la chiarezza è la bussola.
“Abbiamo risposto alla piazza con schiettezza, perché la schiettezza è il valore che ci guida” – conclude il Presidente. Per il Giarre di Santoro, la scalata non è finita. La prossima stagione sarà un nuovo, impegnativo capitolo di una storia nata in sordina e decisa a non fermarsi più.
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